venerdì 21 settembre 2012

Vietato giocare sulla pelle degli studenti

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Vietato giocare sulla pelle degli alunni. Il messaggio è forte e chiaro e chi di dovere lo avrebbe dovuto già capire in maniera autonoma, senza doverlo scoprire dalle colonne di un giornale. Chi di dovere, ovviamente, sono le amministrazioni comunali e tutti coloro che, a vario titolo, prendo decisione che riguardano il futuro delle nuove generazioni del Mare di Roma. D’accordo, il momento economico non è semplice per nessuno, gli Enti locali non possono disporre di fondi troppo elevati e con quei pochi soldi che sono in cassa bisogna garantire un’elevata dose di servizi. Tra questi, però, quello scolastico dovrebbe essere uno dei più importanti. Anche nel caso in cui la priorità di una delle amministrazioni cittadine del litorale non sia questa, comunque, ci ripetiamo: vietato giocare sulla pelle degli alunni. Eh già, perché alcune decisioni, prese in certe stanze dei bottoni, hanno un sapore più politico che istruttivo agli occhi di quei genitori che affidano i propri figli per gran parte dell’anno e per gran parte della giornata a un’istituzione primaria come la scuola. Un esempio? Eccolo: la ripartizione dei distretti scolastici ad Anzio, con istituti vicini ma lontani a livello amministrativo.

Mario

domenica 15 luglio 2012

Mentalità mancante..


Manca sempre qualcosa per trasformare la realtà di un paese, in una città degna di questo nome. Ne è la dimostrazione il concerto tenuto ieri sera a Nettuno da Anastacia. Un evento che poteva essere ricordato per decenni, e che invece non ha ottenuto quel riscontro che tutti credevano. Una star internazionale come la popstar americana, abituata a folle oceaniche nei suoi concerti, si è trovata di fronte a poco meno di 1500 persone. Perché? Colpa di una mancata informazione a livello nazionale? Di un pubblico poco avvezzo a questo genere di eventi? Della concomitanza con il concerto all’Olimpico di Tiziano Ferro? Speriamo di no, perché una big della canzone internazionale come Anastacia non può e non deve temere la concorrenza di un buon cantautore come Tiziano Ferro. Entrambi avrebbero potuto far registrare il tutto esaurito. Così non è stato. E nonostante Anastacia abbia deliziato con una voce da brividi gli spettatori dello Steno Borghese, un evento di questa caratura passerà inosservato. Trascinando dietro di sé qualche strascico polemico. E’ giusto pagare decine di migliaia di euro una cantante per un’ora e mezza di spettacolo? Possibile pagare così tanto dei biglietti salvo poi tentare di far entrare il maggior numero di persone con sconti subito dopo l’inizio dello show? E ci si ritrova in un vortice di chiacchiere e pettegolezzi con soluzioni sempre pronte a portata di mano. Ma la quadratura del cerchio così non arriva mai. Nettuno non investe nel turismo con spettacoli di rilievo? Sbagliato. Nettuno spende per portare in città artisti del calibro di Anastacia? Sbagliato. Salvo poi trovarsi a discutere in un bar e ricominciare tutto daccapo. Non uscendo mai dall’ottica di paese. La sintesi credo sia giusto affidarla ad un vecchio adagio popolare che recitava così: “tra chi la vo’ cotta e chi la vo’ cruda….”
Cosimo

mercoledì 9 maggio 2012

"Ce l'ho messa tutta e spero di aver lasciato un buon ricordo"

Rivolgo un ringraziamento cordiale affettuoso a tutti voi per avermi seguito in questi anni importanti per la città, faticosi ma ricchi di soddisfazioni politiche ma anche umane. Per aver sempre seguito con attenzione il lavoro del Comune. 


Per quanto mi riguarda ho cercato sempre di essere disponibile più possibile e ho cercato di accettare come è giusto che sia in democrazia qualsiasi punto di vista. Non parlo del lavoro amministrativo che è agli atti e nel consuntivo che ho lasciato alla città, ma parlo solo del risultato che ritengo un successo importante, un successo dell’Amministrazione uscente. Credo sia stata premiata da parte dell’elettorato la buona amministrazione di questi anni e la stabilità amministrativa.


La nuova Amministrazione raccoglie l’eredità di un’Amministrazione che ha lavorato sodo in questi anni e che ha lasciato segni tangibili e che quindi è stata riconosciuta come una buona Amministrazione. Un punto nobile del lavoro di questi anni è sicuramente l’opera di liberazione del mare dal cemento con abbattimento di ben 102 unità abitative abusive sul lungomare e nelle aree di pregio; un primato difficilmente raggiungibile non solo da Ardea ma da altre Amministrazioni italiane. Anche la nuova Amministrazione dovrà perseguire quest’azione: liberare il mare dal cemento diventa obiettivo prioritario per chiunque voglia dare sviluppo alla città.


Sono felicissimo che non sia stata approvata nessuna lottizzazione urbanistica durante il mio mandato. Una cosa più unica che rara per Ardea: non è stata fatta speculazione edilizia. In una città dove è difficile occuparsi di urbanistica, il fatto che nessuna lottizzazione urbanistica si sia fatta in questi anni qualcuno potrebbe considerarlo come un segno di cattiva Amministrazione: io lo considero come un segno di buona Amministrazione perché Ardea ha bisogno di riqualificare ciò che c’è, non di aggiungere altro cemento.


Una cosa negativa di questi anni? Qualche colpo basso, quelli non li digerisco, ma divento tenace nell’assicurarmi le vittorie dopo. Mi piacciono le battaglie alla luce del sole, faccia a faccia. Tra le cose positive sicuramente il quotidiano affetto che la gente mi ha sempre manifestato anche in questa campagna elettorale, sia amici che avversari.
Credo che su questo territorio, e in particolare sul litorale, occorre ragionare su una politica che faccia crescere e sviluppare il territorio stesso; mentre Roma si cimenta nell’area metropolitana, i comuni del litorale devono farsi trovare pronti.


Ritengo che il Sindaco Di Fiori, conoscitore della politica, dovrà cercare non solo di tenere la sua maggioranza, ma anche allargarla soprattutto sulle questioni importanti. Noi in questi anni abbiamo approvato le opere pubbliche sempre all’unanimità, anche con il voto dell’opposizione. Al nuovo Sindaco consiglio di far andare di pari passo mediazione politica e questioni, per il bene della città.


Ho dedicato a questa città anni della mia vita e l’ho fatto con amore. Ce l'ho messa tutta, spero di aver lasciato un buon ricordo e sono onorato di aver rappresentato i cittadini di Ardea. La città è cresciuta e progredita pur tra mille difficoltà riuscendo a intraprendere la giusta strada verso il riscatto economico, sociale e culturale.


Carlo Eufemi
ex sindaco di Ardea

mercoledì 2 maggio 2012

Numeri, lacrime e sangue...

Lacrime e sangue. Quando la crisi economica è iniziata, nessuno pensava che a distanza di un anno le cose potessero peggiorare, ma la sensazione oggi è quella che l'Italia sia ancora molto lontana dal quel benessere che molti si auguravano con l'avvento di Mario Monti alla Presidenza del Consiglio. la reintroduzione della vecchia Ici sugli immobili, un'ondata infinita di microtasse e l'aumento dell'Iva dal 20 al 21% (e non è detto che ad ottobre non si arrivi al 23%) hanno reso il Paese fragile. E qui non si parla di immagine europea, della forza che l'Italia può o deve mostrare a livello internazionale, ma più semplicemente della percezione che imprenditori e gente comune hanno di ciò che sta accadendo. E veniamo al concetto di lacrime e sangue. Famiglie distrutte, aziende quasi costrette dalla crisi al licenziamento della forza lavoro, 1 maggio trasformato da festa dei lavoratori in festa dei disoccupati, ed una valanga di suicidi dettati dalla crisi. Decine e decine di imprenditori arrivati a togliersi la vita in pochi mesi perché non riuscivano più a sopportare il fardello che portavano dentro. La chiusura quasi forzata della propria azienda, decine di famiglie sul lastrico, e la sensazione di non aver costruito nulla in decenni di fatica. Neanche l'eredità da lasciare ai propri figli, se non una montagna di debiti. E al Governo si discute ancora di tagli, di tasse da aumentare, di sacrifici economici da chiedere inevitabilmente agli italiani. E chissà se qualcuno avrà il tempo di accendere la tv, o di sfogliare un giornale. Se in Italia non si sta ancora assistendo a scene di delirio come in Grecia, la realtà da queste parti è ancora peggiore. Poca confusione, nessuno slogan urlato ad alta voce da milioni di persone, ma decine di suicidi silenziosi, milioni di lacrime versate da famiglie distrutte. E un'eco di dolore che ha unito Nord e Sud. Un "urlo silenzioso" pronto a varcare le pareti di Palazzo Chigi, infilandosi nei corridoi per svegliare le menti di chi gioca con i numeri. In fondo chissà, anche la Casta ha un'anima.

Cosimo

giovedì 26 aprile 2012

"Viva Anzio, viva l'Italia, via la Liberazione"


Saluto le autorità politiche, civili, religiose e militari, le Associazioni combattentistiche e d’arma, la Banda della Città di Anzio e tutti i cittadini che sono intervenuti a questa importante iniziativa che celebra il 67° Anniversario della Liberazione d’Italia. 
Il 25 aprile è un’importante commemorazione, in quanto costituisce una tappa fondamentale della storia del nostro Paese ma è da considerarsi anche una Festa che ci vede uniti all’insegna della Libertà e della Democrazia.
La Festa della Liberazione, inoltre, vuole anche celebrare l’importante ed essenziale contributo dato alla Resistenza dai nostri Partigiani per un’Italia libera. Non dobbiamo allo stesso tempo dimenticare i nostri tanti soldati che, dopo l’8 settembre, pur in una complessa situazione, senza tentennamenti, si sono schierati dalla parte della libertà e per un’Italia unita, con una sola bandiera: il nostro Tricolore.
Allo stesso tempo vogliamo anche ricordare l’apporto delle truppe alleate, che si immolarono a difesa dei nostri stessi ideali di libertà e di democrazia, anche con il sacrificio della propria vita.  
In quel contesto storico non dobbiamo dimenticare il sacrificio di tanti cittadini di Anzio che, con grande dignità, seppero sopportare enormi sacrifici tanto da meritare la Medaglia d’Oro al Merito Civile che, con orgoglio, è visibile sul nostro Gonfalone.  
Un pensiero ed un ringraziamento vogliamo rivolgerlo alle nostre Forze Armate che, con grande professionalità e sacrificio, sono impegnate nei vari teatri del mondo a difesa della dignità, della libertà e della pace di quei popoli.
La Festa della Liberazione ci deve vedere uniti nei valori fondanti della nostra Nazione, evidenziati nella nostra Costituzione Repubblicana in cui TUTTI ci dobbiamo riconoscere…. Valori della libertà di parola e di pensiero, di libertà di associazione, di libertà di religione, di diritto al lavoro ed alla casa: sulla base di questi valori si fonda l’Italia moderna.
Da tutto questo nasce, dopo gli anni della ricostruzione, il grande sviluppo dell’Italia unita.
Con lo stesso spirito dei nostri Padri, dai quali noi tutti dovremmo prendere esempio, abbiamo necessità di ripartire con un rinnovato e determinato slancio per dare un futuro migliore alle nuove generazioni.   
E’ da condividere l’intervento del Presidente della Repubblica che ha invitato tutte le istituzioni, le forze politiche e le associazioni all’affermazione di uno spirito unitario nelle celebrazioni del 25 aprile. 

«Nella Costituzione – ha detto il Presidente – possono ben riconoscersi anche quanti vissero diversamente gli anni dal 43 al 45, quanti ne hanno una diversa memoria ed esperienza personale o quanti ne hanno giudizi acquisiti. L’eredità spirituale e morale della Resistenza e la lotta per la Liberazione d’Italia, vivono nella Costituzione: Carta fondante della Repubblica, pietra miliare del nostro agire comune e della nostra identità nazionale».
Viva Anzio, Viva l’Italia, Viva La Liberazione.

Il sindaco di Anzio
Luciano Bruschini

mercoledì 25 aprile 2012

La Liberazione secondo Alessio Chiavetta


Buongiorno a tutti, saluto il Senatore Candido De Angelis, saluto l’Assessore provinciale Aurelio Lo Fazio, saluto il Sindaco di Anzio Luciano Bruschini, saluto il Generale di Brigata Luigi Tomaiuolo, saluto le rappresentanze combattentistiche e partigiane, saluto i rappresentanti delle Forze Armate e dei corpi di polizia operanti sul nostro territorio.

La data che oggi celebriamo, quella del 25 aprile 1945, è il termine conclusivo della lunga e sofferta esperienza della Resistenza, un percorso di riscatto e di rigenerazione del Paese offuscato da vent’anni di fascismo e dall’occupazione nazista. Voglio esporre un pensiero sul senso morale e politico della Resistenza: oltre all’effettivo contributo bellico delle azioni che hanno visto coinvolti i partigiani, attraverso la Resistenza l’Italia ha saputo riscoprire i valori della democrazia e della partecipazione attiva alla vita dello Stato che erano stati messi in ombra durante la dittatura fascista.

L’impegno dei partigiani e delle forze antifasciste in genere è scaturito proprio dalla volontà di essere una parte attiva nella rinascita dello Stato Italiano, una rigenerazione che non sarebbe mai potuta avvenire se la Liberazione fosse stata realizzata dai soli eserciti angloamericani. La parte più sana del Paese era consapevole della necessità di impegnarsi nel riscatto dell’Italia, un’azione che non solo riportò l’Italia a pieno titolo tra i paesi democratici ma fu cruciale per garantire un futuro di democrazia e benessere per le generazioni successive.

I protagonisti della Resistenza, uomini e donne che amavano l’Italia, hanno messo a rischio la propria vita per contrastare la dittatura fascista e per combattere l’occupazione nazista: hanno deciso di impegnarsi in prima persona consapevoli degli innumerevoli pericoli a cui andavano incontro, anteponendo a tutto il fine più alto, quello della libertà e della democrazia in Italia. Questi uomini e donne hanno dovuto operare in clandestinità, hanno dovuto lasciare le proprie case e i propri affetti più cari, e spesso hanno pagato con la vita il loro amor di patria: sono loro i veri eroi che hanno tenuto alto il nome dell’Italia negli anni bui dell’occupazione tedesca.

Insisto molto sul tema della partecipazione attiva e dell’impegno perché mai come in questi giorni il vento dell’antipolitica, del qualunquismo e della sfiducia generale nelle istituzioni sta allontanando le persone da una sana partecipazione alla vita democratica del Paese. Se è comprensibile lo scoraggiamento che ci colpisce in questo difficile momento in cui sono messe in discussione l’economia e persino la morale del sistema-Paese, la risposta che dobbiamo avere è quella di una reazione positiva di compartecipazione.

Dalla storia della Resistenza, dagli uomini e donne che si fecero partigiani, da chi, sopravvissuto alla guerra, si mise al servizio dello Stato per scrivere una nuova Costituzione che comprendesse tutti i valori per cui si era combattuto, da tutto questo dobbiamo prendere l’esempio per continuare a impegnarci per il nostro Paese, ricordando che la Repubblica è il bene di tutti e tutti dobbiamo partecipare a migliorare l’Italia, nell’interesse nostro e di chi verrà dopo di noi. Viva l’Italia, viva Nettuno, viva il 25 Aprile!

Il sindaco di Nettuno
Alessio Chiavetta 

lunedì 23 aprile 2012

Non c'è più tempo per aspettare...


L’attesa è finita. A differenza del passato, quando la paura di una discarica nella zona di Fiumicino era più un’idea che altro, ora le date ci sono. Ministero dell’Ambiente, Regione e Provincia entro la fine di giugno individueranno il sito definitivo. E la battaglia di amministratori, comitati ed aziende,dev’essere unitaria. Fiumicino ha deciso: No alla discarica. E la strategia studiata per evitare che il sito di Pizzo del Prete possa essere considerato idoneo, sta nel lancio, quasi immediato, della raccolta differenziata porta a porta. Nei giorni scorsi, in gran segreto, la commissione speciale rifiuti del comune di Fiumicino, ha incontrato l’assessore provinciale all’Ambiente Michele Civita, per discutere del progetto e considerare l’ipotesi di una partenza quasi immediata. In questo modo, stando alle considerazioni fatte dall’amministrazione comunale, Fiumicino potrebbe essere di fatto esclusa dalla lista dei siti indicati per la discarica. La gabella da pagare potrebbe essere quella di un ampliamento del centro Ama, ma nulla a che vedere con una nuova Malagrotta. L’idea è quella di schiacciare l’acceleratore su questa ipotesi.  Per capire come andrà, basterà aspettare soltanto un paio di mesi.

Cosimo

martedì 17 aprile 2012

Quando si ruba per fame...


Per la serie: quando si ruba per fame. Una volta nei supermercati si rubavano superalcolici, profumi e cosmetici, tanto che i gestori di numerose attività commerciali li hanno messi sotto chiave, oggi però non è più così, e sotto le maglie di improvvisati ladri, più che altro persone affamate che non arrivano neanche a metà mese, finiscono prodotti di prima necessità, quali pane, pasta e formaggi. «Oggi i furti riguardano principalmente carne e parmigiano. Se una volta quindi si rubava per sfizio, magari per avere un profumo nuovo che non ci si poteva permettere, oggi invece il reato viene consumato a causa dei morsi della fame. E dove è difficile impossessarsi direttamente di un prodotto senza pagarlo, lo si consuma direttamente all’interno del negozio, dove ci sfama a suon di merendine. Oltre ai supermercati nel mirino dei nuovi ladri, persone che rubano per mangiare, ci sono anche i campi coltivati. Quelle grandi piantagioni di ortaggi e verdura dove ormai va di moda una nuova e illegale forma di spesa proletaria. Eh già illegale, perché se rubare per fame è senza dubbio differente dal farlo per arricchirsi, non va dimenticato che sempre di reato si tratta. E poi non va messo in secondo piano neppure il fatto che le vittime dei furti sono persone, agricoltori nel caso specifico, a loro volta alle prese con una crisi che non passa. Provate a chiedere alla Confederazione Italiana degli Agricoltori, che ha denunciato un picco di piccoli furti messi a segno da ladri improvvisati. Come quelli di scarola e carciofi. Proprio quest’ultimo caso ha lasciato il segno sul contadino vittima della razzia, perché oltre ai carciofi sottratti sono state anche danneggiate le piante e ciò avrà gravi ripercussioni sui raccolti futuri. E se nel 2011 la Coldiretti ha registrato furti nei supermercati d’Italia per tre miliardi di euro, chi vive e lavora nei campi non se la passa certo meglio. Il fenomeno, infine, sta colpendo a macchia d’olio anche le città del Mare di Roma, come Nettuno e Fiumicino, che oltre al litorale fanno affidamento anche su una lunga tradizione agricola. Una tradizione oggi messa in pericolo da nuovi ladri occasionali, disperati, inesperti e soprattutto
affamati.

Mario

domenica 25 marzo 2012

"Questa Giunta non ci piace"


Per molti motivi non ci sono piaciute le azioni di governo della città messe in atto dalla giunta guidata da Alessio Chiavetta, come abbiamo già pubblicamente detto diverse volte Aspettavamo un cambiamento, aria nuova e trasparenza, ma le istanze dei cittadini sono rimaste del tutto inascoltate. Era ed è urgente a Nettuno, costruire un modello diverso della gestione amministrativa, una città diversa, per il bene di tutti per un miglioramento della qualità della vita, per girare, finalmente, pagina da uno stile di gestione della cosa pubblica guidato da gruppi di potere e famiglie che sono sempre le stesse da quarant’anni e che in maniera molto disinvolta, migrano da formazioni di destra o di sinistra a seconda della convenienza. L’aria nuova che doveva cambiare Nettuno, dopo il triste periodo del commissariamento seguito allo scioglimento per infiltrazioni con la malavita organizzata della giunta Marzoli, non è arrivata, per questo corriamo seriamente il rischio di consegnare la città nelle mani del centro destra. L’elettorato di sinistra è profondamente demotivato dalle azioni della giunta in carica. Bisogna quindi attivare velocemente una serie di percorsi virtuosi della politica, accogliere le istanze dei cittadini. Serve un governo della cosa pubblica caratterizzato dalla buona politica, che è quello dove la priorità è l’interesse collettivo la difesa dei beni comuni. Sia a livello nazionale che locale, ormai, parlare di disaffezione dell’elettorato nei confronti della politica è diventata quasi una moda. Sociologi, filosofi, politogi e studiosi di ogni tipo decantano questa disaffezione come vera e tangibile. Ma è così perché è la politica ad essere distante è dai cittadini e non il contrario, è anzi facilmente dimostrabile che le persone si sentono partecipi di un progetto comune quando si rendono conto che attraverso una loro azione possono cambiare davvero il corso delle cose. Per la città di Nettuno, la mia città, occorre costruire un modello diverso della gestione amministrativa, una città nuova, per il bene di tutti per il miglioramento della qualità della vita, per evitare altre cementificazioni ed altri danni oltre quelli già subiti dal verde e dal tessuto urbano. Per questo siamo disponibili al dialogo con tutti quelli che condividono il nostro pensiero di “città vivibile”, per questo occorre attivare dentro ai partiti quel grande processo di apertura e democratizzazione che è rappresentato dalle primarie. Occorre nuova motivazione per i cittadini di sinistra, serve rivivificare la sinistra con percorsi di buona politica che devono interessare in primo luogo il PD , per questo chiediamo a viva voce le primarie di coalizione della sinistra. E’ indispensabile ed improrogabile, un incontro tra le forze moderate del centrosinistra, per un completo ricambio della classe dirigente, fondato su un codice etico e sull’onesta e sulla competenza dei candidati da mettere in campo, per costruire un'alleanza programmatica, capace di allestire un progetto efficace e credibile, in grado di affrontare le elezioni cittadine.La scelta del candidato a sindaco, dovrà essere affidata ai cittadini mediante le primarie di coalizione, strumento ormai collaudato ed in grado di coinvolgere anche quella parte di elettori, ormai scettici di fronte ad una classe politica che ha fatto di tutto per non farsi apprezzare. Siamo convinti che tutti i partiti della coalizione, noi in primis, ed anche eventuali rappresentanze dei comitati, delle associazioni hanno al loro interno personalità forti e capaci, in grado di proporsi per la gestione della nostra città e per il ruolo di sindaco. Le primarie di coalizione della sinistra, restano l'unico strumento democratico in grado di fare prevalere il migliore dei candidati”. Il mio partito, Sinistra Ecologia e Libertà è nato per unire la sinistra, anche per questo siamo disponibili al dialogo con tutti quelli che condividono il nostro pensiero per costruire finalmente un nuovo ciclo positivo della storia della città.

Francesca Tammone

lunedì 19 marzo 2012

Avviso ai viaggiatori: non pagate quel biglietto...

Avviso ai viaggiatori di Trenitalia: non pagate il biglietto quando salite sul treno. I motivi sono semplici e sono sostanzialmente due: il controllore non passa quasi mai e quando passa basta inventare una scusa per evitare la multa. Questa mattina ho preso il regionale Roma Termini-Nettuno delle 11,07 partito dalla stazione romana e all'altezza della stazione di Campoleone ho avuto una visione: un controllore. Arrivato il mio turno ho esibito al tutore dell'ordine di Trenitalia il mio biglietto regolarmente obliterato (come si vede dalla foto) da 50 chilometri perché sono sceso a Padiglione. Accanto a me tre stranieri, ma non si tratta certo di un post razzista questo e per averne la conferma basta continuare a leggere, hanno blaterato qualcosa in italiano stentato e il controllore si è limitato a guardarli male e a ricordare loro che se il biglietto non viene obliterato scatta una multa di 50 euro. Multa che non è arrivata né per i tre stranieri né per la signora italiana controllata subito dopo: anche lei non aveva timbrato il tagliando di viaggio e anche lei ha accampato una delle classiche scuse del campionario del viaggiatore abusivo: "Sono salita all'ultimo e se avessi timbrato il biglietto non avrei fatto in tempo a prendere il treno". Peccato che in casi del genere il regolamento impone al viaggiatore di cercare il controllore e farsi obliterare il biglietto, pena la solita multa di 50 euro. Insomma il controllore del regionale Roma-Nettuno delle 11,07 ha deliberatamente, il motivo è proprio difficile da immaginare, scelto di far perdere alla società 200 euro di introiti e di non punire chi viaggia senza aver comprato o timbrato il biglietto. A quel punto una domanda mi è uscita spontanea: "Scusi ma io il biglietto che l'ho timbrato a fare?". "Arrivederci" è stata la risposta. A questo punto conviene non comprare il biglietto, tanto la multa in qualche modo la si può evitare e tanto il servizio di viaggio non è assolutamente degno di essere chiamato in questo modo. Il problema è che a rimetterci sono sempre coloro che lo pagano questo biglietto. E non io nel caso specifico, visto che prendo pochissimo il treno, ma coloro che lo usano ogni giorno e che ogni spendono spendono soldi e soldi per l'abbonamento.

Mario

sabato 10 marzo 2012

Gli anziani sono un peso?


Anziani nel mirino. Una volta erano la memoria storica delle singole città, persone dalle quali prendere esempio, e da trattare coi guanti. Oggi invece, la situazione si è capovolta, e quegli stessi anziani vengono visti come un peso dal quale liberarsi per favorire altri utenti. Lo conferma un operatore sanitario, che preferisce però rimanere nell’anonimato per paura di richiami disciplinari: «E’ brutto dirlo – spiega – ma in molti casi sono proprio gli anziani ad intasare i Pronto Soccorso, quando invece avrebbero solo bisogno di un posto in lungodegenza. E spesso sono proprio le case di cura a spedirli in Pronto Soccorso, pur sapendo che non si tratta della soluzione più adatta alle loro esigenze». Una visione simile a quella di Luciano Graziani, sindacalista Fials, che ammette: «Il conto è semplice: se togli un anziano che non necessità di cure dal Pronto Soccorso, liberi una barella che può essere utilizzata da un altro paziente. La verità è questa, e considerando la scarsità di lettighe disponibili è un calcolo da effettuare». «Ma prima di tutto va realizzato un filtro – riprende l’operatore anonimo - perché nella stragrande maggioranza dei casi le ambulanze vengono chiamate per questioni inutili. E’ alla base che va effettuata una scrematura. Solo così possiamo riuscire a lavorare nel migliore dei modi e dedicare il giusto tempo a tutti». Bisognerà capire cosa ne pensano gli anziani. I loro diritti, in fondo, valgono tanto quanto quelli di un ragazzo di 30 anni.

Cosimo 

venerdì 9 marzo 2012

I soldi non danno la felicità ma aiutano la salute

I soldi non fanno la felicità, recita un vecchio detto popolare. A parte che anche questo è tutto da dimostrare, i soldi comunque possono togliere la salute. E la conferma arriva da quanto sta accadendo in questi giorni all’interno dei pronto soccorso del litorale, a partire da quelli di Roma, dove i massaggi cardiaci vengono praticati su un freddo e sporco pavimento. I soldi sono gli assoluti protagonisti di questa vicenda, che se non riguardasse la salute di migliaia di persone sarebbe davvero comica. La sanità rischia il collasso perché nell’ultimo periodo sono stati tagliati 45mila posti letto in tutta Italia, in nome di un piano di austerity indotto dalla crisi economica e dall’aumento dello spread. Più cresce e più le persone comuni rischiano di morire all’interno del luogo deputato per eccellenza a occuparsi di loro. A gravare sul sistema sanitario è anche la soglia di povertà verso la quale stanno precipitando le famiglie del litorale, perché presentarsi al pronto soccorso quando si ha bisogno di un esame strumentale comporterà anche attese infinite, ma è di certo l’unico modo per risparmiare fior fiori di quattrini e sottoporsi alla tac di cui si ha bisogno. E infine la colpa è di nuovo dei soldi: il modello di medicina italiano ha puntato sulla cura e non sul mantenimento della salute; eppure in America uno studio del Milken Institute di Santa Monica ha dimostrato che entro il 2023 con la prevenzione si potrebbe ridurre del 27% il costo economico delle malattie e si potrebbe aumentare il Pil di 905 miliardi di dollari.

Mario 

lunedì 5 marzo 2012

Il silenzio della politica

Mettiamola così. circa dieci giorni fa Reporter si è occupato dei problemi inerenti la realizzazione del porto di Fiumicino, del blocco dei lavori e dei crediti che diverse società della zona vantano nei confronti del gruppo Acqua Marcia. 5,5 milioni di euro complessivi che stanno gettando sul lastrico diverse ditte di Fiumicino, per un totale di quasi 100 famiglie coinvolte. Così, nel tentativo di dar voce a chi in un modo o nell'altro rappresenta la città, abbiamo inviato una serie di mail ai partiti politici della zona. Questo il testo della mail: «Per questo numero del giornale vorremmo realizzare un servizio di due pagine sul porto di Fiumicino, i cui lavori sono bloccati ormai da tempo. Avrei piacere, se ne aveste la possibilità, di ricevere delle vostre dichiarazioni via mail in tal senso, analizzando tutta la situazione per capire chi, e dove, ha sbagliato. E come se ne esce». Inutile dire quali fossero le nostre aspettative: decine di mail di risposta di esponenti politici indignati per la situazione creatasi in città. Com'è andata? Nessuna risposta. Oggi, notizia dell'ultimora, Francesco Bellavista Caltagirone, presidente del gruppo Acqua Marcia, che sta effettuando i lavori a Fiumicino, è stato arrestato a Imperia con l'accusa di truffa aggravata ai danni dello Stato nella realizzazione del porto ligure. La speranza è che oggi, o nei giorni a venire, non arrivino comunicati dalle forze politiche di Fiumicino inerenti la vicenda. Un detto popolare recita: "Dopo è facile". Dovevate pensarci prima. Noi, a modo nostro, uno spunto ve lo avevamo dato....
Cosimo

martedì 28 febbraio 2012

Un calcio sull'orlo del baratro: poi il precipizio...


Se qualcuno prende un calcio mentre si trova sull’orlo del baratro, di solito cade giù e finisce male. La sorte del povero calciato, all’apparenza scontata, non toccherà al calcio italiano, inteso come sport per eccdellenza dello Stivale. Il calcio, appunto, è sull’orlo del baratro dopo quanto accaduto in Milan-Juventus. Lasciando da parte la fede clacistica, e atteso qualche giorno di tempo per permettere a tutti di avere la giusta lucidità per leggere questo corsivo, va ribadito che il rettangolo verde è in serio pericolo. E in ballo non c’è assolutamente nulal di sportivo o antisportivo, bensì la vita dello sport più amato al mondo e in Italia. Ecco il motivo: i tifosi più accaniti, chi frequenta lo stadio di casa ogni 15 giorni, chi vede le partite in televisione e anche chiede semplicemente al miglior amico il risultato della propria squadra del cuore, amano il gioco e non le polemiche. Eppure queste ormai sono all’ordine del giorno e la colpa è di tutti. Degli arbitri che rovinano lo spettacolo e si ostinano a voler continuare su questa strada; dei dirigenti che invece di rassenerare gli animi gettano benzina sul fuoco, ma qui ci sono fior di quattrini ballo e il discorso sarebbe più ampio; dei calciatori che si sentono intoccabili; di chi condanna la sincerità e promuove l’ipocrisia. Solo i tifosi non hanno responsabilità, quelli criminali a parte. Gli appassionati vogliono semplicemente poter cavalcare l’onda della loro passione. Infine, ma non ultimo in ordine di importanza, il calcio in Italia ha sempre avuto un importante funzione sociale, quella di valvola di sfogo per le frustazioni della vita quotidiana. E lo Stato ha quasi sempre lasciato fare al motto di «voi fate quello che volete negli stadi e noi facciamo quel che vogliamo con il vostro futuro». Ora, visto che la situazione della società italiana è sull’orlo del baratro, ci vuole un calcio, uno sport più in generale, sano e in grado di allontanare lo spettro di una vera rivoluzione. Non osiamo neppure immaginare cosa potrebbe succedere cotinuando di questo passo. E il tifo e la fede calcistica non c’entrano nulla.

Mario

giovedì 23 febbraio 2012

Ognuno paghi le sue tasse!

«In questo momento tasse e sacrifici non risparmiano nessuno». Ma dai, bella scoperta. Premesso che le tasse dovrebbero pagarle sempre tutti, e non solo in momenti di crisi economica, forte o drammatica che essa sia, bisogna anche scoprire che succede tra i proclami del Governo, dei politici e dei protetti della Casta e i reali versamenti effettuati al Fisco. Perché qualcosa succede, e anche di poco chiaro. Nonostante la continua lotta all’evasione, infatti, c’è ancora chi riesce a sfuggire ai propri doveri, chi non rilascia gli scontrini ai clienti e chi sposta i suoi capitali nei classici paradisi fiscali. E la gente ha paura. Trema letteralmente all’idea di nuove imposte ogni volta che sente parlare Monti di manovre. Il problema non sono più solo i mancati servizi erogati dagli Enti a corto di fondi perché qualcuno non versa quanto dovuto, anche se l’emergenza maltempo ha messo in luce la drammaticità delle casse comunali con difficoltà anche nell’acquisto di qualche chilo di sale da spargere lungo le strade. La questione è un’altra: gli unici redditi tassabili con certezza sono quelli da lavoro dipendente oppure da pensione. Chi ha una busta paga non può certe evadere, visto che non si trova nella condizione di dover effettuare dei versamenti al Fisco di suo pugno ma quei soldi non li vede proprio. E che dire dell’abitudine di tanti medici: «Signora, se vuole la fattura sono 70 euro altrimenti 50». Ma per quale motivo questa signora deve pagare le tasse del dottore? Bah...

Mario

lunedì 20 febbraio 2012

La valigia non è di cartone ma il risultato è lo stesso

«Il posto fisso è noioso». «Sarà anche noioso ma a casa mia abbiamo l’abitudine di mangiare tutti i giorni». C’era una volta l’Italia, una Repubblica democratica fondata sul lavoro. C’era una volta, ma ora rischia di non esserci più, perché il botta e risposta, in differita, tra il premier Mario Monti e un anonimo internauta è la sintesi perfetta della situazione in cui versa lo Stivale. Le nuove generazioni sono stanche di aspettare ed elemosinare un impiego; prima è stato loro raccontato che per trovare un buon lavoro bisognava conseguire una laurea e ora che la maggior parte ha in mano quel tanto agognato pezzo di carta il lavoro non c’è. Pardon, il lavoro ci sarebbe anche, ma a progetto oppure a tempo determinato e senza ferie, senza malattie e tantissimi altri senza. In poche parole senza nessuna tutela. Il problema principale che la politica italiana e la società civile non hanno ancora compreso, però, è che un giovane non ci mette mica tanto a raccogliere le sue cose e partire verso altri lidi. Con una valigia che oggi non sarà certo di cartone, ma il risultato potrebbe essere peggiore di allora: senza giovani non c’è futuro per l’Italia.


Mario

martedì 14 febbraio 2012

Monti medaglia d'oro

Le Olimpiadi del 2020 non si svolgeranno a Roma. Ma Reporter, sostituendosi per un solo istante e per gioco al Coni, una medaglia d'oro vuole lo stesse assegnarla, e sul gradino più alto del podio sale proprio il premier Mario Monti. Che questo pomeriggio ha rifiutato di firmare il documento per dare il via alla candidatura capitolina, dimostrando realismo e coraggio. Il Governo ha detto di no perché «non ritiene che sarebbe responsabile nelle attuale condizioni dell'Italia assumere un impegno di garanzia». E come dargli torto. Prima di addentrarci nella motivazione della nostra presa di posizione, snocciolando dati e numeri che forse i più ottimisti hanno già dimenticato, comunque chiariamo subito un aspetto fondamentale: Corsivi d'Autore è uno spazio in cui tutti possono esprimere la propria opinione e noi non riteniamo assolutamente di essere i depositari di una verità assoluta. La nostra è solo un'opinione, nostra per l'appunto, e chi la pensa in maniera diversa può dire la sua. Dopo il no del Governo, comunque, non possiamo che essere soddisfatti, visto che già nei giorni scorsi su questo blog è apparso un post per invitare l'Esecutivo a non continuare nella tradizione tutta italiana di mettere ciliegine su torte che non esistono. Comunque non è certo merito nostro della mancata candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2020.
Ora, però, è tempo di motivare la nostra presa di posizione, facilitando così il compito di chi vorrà criticare le idee espresse.

I conti di Carraro e Forte
Roma 2020 sarebbe venuta a costare, secondo i conti della commissione composta da Carraro e dal professor Forte, 8,2 miliardi di euro, di cui 4,7 a carico dello Stato e 3,5 dei privati, tradotto degli sponsor. per quanto riguarda i ricavi invece la manifestazione avrebbe permesso di incassare 8,1 miliardi di euro in occasione dei Giochi e altri 17,7 miliardi fino al 2025, grazie all'indotto. Inoltre sarebbero nati 40mila nuovi posti di lavoro.

I dubbi del Governo
I costi: il primo dubbio di Monti è stato quello legato ai costi e sicuramente è quello che ha inciso di più nel suo rifiuto finale. La Grecia è andata in default proprio a causa dell'aumento dei costi preventivati per le Olimpiadi e l'Italia non è poi così lontana, a livello di crisi e situazione economica, dalla stessa Grecia. Senza arrivare alla situazione limite, comunque, anche Londra 2012 verrà a costare molto di più di quanto si pensasse all'inizio: 14 miliardi di euro contro i 10 messi in preventivo.
Gli sponsor: i 3,5 miliardi che Carraro e Forte pensavano di poter ottenere dai privati rappresentano una chiave di lettura fin troppo ottimistica, perché nessuna Olimpiade è mai arrivata a tanto e la stessa Londra si è fermata a 2,5 miliardi. Nel caso in cui non fosse stato raggiunto il finanziamento messo in preventivo alla fine sarebbe dovuto essere il Governo, e quindi tutti i cittadini, l'incaricato a tirare fuori altro denaro.
La gestione degli impianti: Quanto accaduto durante Italia '90 è ancora una ferita aperta nelle casse statali, ma senza andare così indietro nel tempo precedenti poco positivi, che hanno spinto Monti a non disegnare i cinque cerchi sul documento trovato sulla propria scrivania, arrivano anche da Torino 2006 e dai mondiali di nuoto di Roma 2009. Nel primo caso il 62% delle infrastrutture realizzato è stato collaudato dopo la cerimonia di chiusura e il 50%, invece, non è mai stato costruito. Nel secondo caso l'impianto di Tor Vergata è finito nel mirino della Magistratura, che sta cercando di capire come siano stati utilizzati il 400 milioni di euro di budget visto che l'opera è ancora un cantiere aperto; l'altro impianto di Ostia è stato ed è al centro delle polemiche e ad Anzio è stata costruita una vasca scoperta che viene usata solo per 3 mesi l'anno.

Insomma, a conti fatti secondo noi la medaglia d'oro assegnata a Monti è più che meritata. E voi che ne dite?

Mario


giovedì 9 febbraio 2012

Olimpiadi: prima la ciliegina e poi la torta

Prima la ciliegina e poi la torta. In Italia è così, non c'è nulla da fare, perché sembra che nello Stivale realizzare i progetti al contrario sia davvero l'unica soluzione. A riportare a galla un vecchio vizio tricolore sono le Olimpiadi del 2020, o meglio la possibile candidatura dell'Italia per ospitare i Giochi che in questi ultimi giorni è stata rilanciata da una lettera a firma dei più grandi sportivi di casa nostra. La missiva è stata indirizzata a Mario Monti, perché per candidarsi a ospitare i Giochi serve il benestare del Presidente del Consiglio. Presidente che comunque ha preso tempo ed è volato negli Stati Uniti per incontrare Obama. Prima di proseguire, però, è meglio chiarire perché la ciliegina arriva prima della torta: per carità nessuno è contro la massima espressione dello sport, ottima anche per portare all'attenzione dei media e della popolazione tutte quelle discipline che in Italia vengono puntualmente cannibalizzate dal calcio. Il punto è che l'Italia è in piena crisi, i cittadini sono alle prese con continui e insostenibile sacrifici, i giovani non hanno lavoro e prospettive future. La teoria sociologica delle aspettative sociali decrescenti sta dimostrando tutta la propria forza. ebbene, in un momento del genere pensare all'organizzazione delle Olimpiadi sembra davvero superfluo; si potrebbe anche fare in un Paese che gode di ottima salute e che cerca un rilancio internazionale. L'Italia invece sta cercando di salvarsi la pelle. Poi va tenuto anche conto del fatto che per il 2020 la candidata sarà Roma: Roma? Ma come bastano pochi centimetri di neve e la Capitale si paralizza? Invece è proprio così l'Italia potrebbe candidarsi ai Giochi come Roma 2020. Ma forse non è il caso. Ovvio, infine, che questo punto di vista sia ampiamente criticabile e pure con argomentazioni serie e progettuali: Roma Capitale sta entrando nel vivo, la città cambierà volto e dovrebbe essere pronta per qualunque tipo di manifestazione, sportiva e non; con l'organizzazione dei Giochi arriverebbero in Italia ingenti finanziamenti che potrebbero essere impiegati per migliorare le strutture sportive e le infrastrutture cittadine a costo zero per la casse Statali, anche se in questo caso si può rispondere citando Italia '90 ( a buon intenditore poche parole, recita un detto popolare); l'organizzazione delle Olimpiadi rappresenterebbe anche un'opportunità, da cogliere al volo per gli ottimisti, di rilancio turistico e occupazionale. Certo una cerimonia d'apertura con i cinque cerchi proiettati sui fori imperiali, sul Circo Massimo e sul Colosseo mette i brividi, di piacere, solo a immaginarla. Però resta la ciliegina senza la torta, perché senza delle solide basi dove la si poggia la guarnizione del dolce che fa tanto gola?

Mario

lunedì 6 febbraio 2012

Il rischio dell'impopolarità


Non si scompone il Premier Mario Monti di fronte all’ondata di proteste e scioperi partiti e annunciati che da circa due settimane stanno mettendo a ferro e fuoco il Paese. «Gli italiani, essendo utenti sono dalla parte del decreto e non contro. E' normale che le categorie interessate invece protestino, ma noi comunque procederemo» A rischio di essere impopolari, a rischio di bloccare i rifornimenti a benzinai, mercati rionali, supermercati e ristoranti. E di mettere in ginocchio l’Italia. E il litorale romano ha dato un segnale forte: i pescatori di Anzio e Fiumicino sono in sciopero, con conseguente blocco dei rifornimenti a pescherie e ristoranti della zona, i tassisti hanno alzato la voce preoccupati dalle possibili conseguenze del decreto (- guadagni, + incertezze), i farmacisti hanno annunciato lo sciopero per far capire al Governo che il decreto va rivisto. E i benzinai, quelli onesti, che non stanno speculando sul blocco dei rifornimenti e sulla paura dei residenti, sono sul piede di guerra. L’ondata di ottimismo che aveva accompagnato il governo tecnico sta già vacillando. Ci si inizia a porre delle domande. Sia dall’Italia che dall’estero. Secondo El Pais, periodico di riferimento spagnolo, alla fine a patire le conseguenze degli scioperi saranno «quelli di sempre», gli italiani che subiscono gli scioperi selvaggi dei tassisti, il blocco delle autostrade da parte dei camionisti e l'esaurimento della benzina e degli altri prodotti. E lo scenario futuro è incerto. «Come faremo senza rifornimenti, senza frutta, senza verdura, senza latte? Sembra di essere tornati ai tempi della guerra». E la guerra, quella tra le categorie e il Governo,  sembra essere solo all’inizio. A rimetterci però, sono sempre i semplici cittadini, quelli che lo spread, i bot, i bund e le agenzie di rating, non sanno neanche cosa siano.

Cosimo

giovedì 2 febbraio 2012

Neve, tasse e prevenzione...

Il maltempo è arrivato. Neve, ghiaccio e pioggia stanno mettendo a dura prova ogni angolo d'Italia, anche quelli più impensabili. E in questi giorni toccherà anche al Mare di Roma, perché con l'evoluzione climatica neppure chi vive a poche centinaia di metri da una spiaggia ormai è al riparo dal rischio neve. Tutto comunque era ampiamente preventivabile e preventivato, tranne la soluzione ai problemi creati dal maltempo ai cittadini. Eh già, perché anche stavolta chi avrebbe dovuto tutelare i residenti, le istituzioni tanto per essere chiari, è è intervenuto solo quando ormai la neve cadeva copiosa dal cielo e la pioggia creava incidenti. La situazione è paradossale, quasi comica se non fosse una mancanza di rispetto per tutti coloro che hanno vissuto dei disagi e anche per chi ha perso la vita in seguito agli incidenti stradali causati dal maltempo: l'ondata di neve, gelo e pioggia era stata ampiamente prevista dai meteorologi d'Italia, e ci mancherebbe altro con gli strumenti oggi disponibili, eppure le istituzioni non sono state in grado di intervenire in maniera preventiva. La prevenzione, infatti, va messa in atto prima che 30 centimetri di neve blocchino l'Italia nel 2012. E anche prima che scoppi l'allarme. Le macchine spargisale e spazzaneve ferme ai lati della strada e pronte a entrare in azione, quindi, non servono a nulle se, per l'appunto, sono ferme e solo pronte a entrare in azione. Al lavoro dovevano già esserci. Anche perché le tasse servono anche per pagare i servizi di cui i cittadini usufruiscono e non solo per risanare i conti di una folle gestione economica dello Stato. Se i servizi non ci sono, quindi, possono anche non esserci le tasse. La speranza è che la lezione arrivata negli ultimi due giorni dal resto d'Italia serva alle istituzioni del Mare di Roma. Da oggi e fino a domenica l'allarme maltempo, infatti, si sposterà su Roma e sul suo litorale. Il sindaco Alemanno ha detto che la città è già pronta. Speriamo che lo sia davvero. Come speriamo che anche Anzio, Nettuno, Ardea, Torvajanica, Ostia Fiumicino e tutto il XIII Municipio non si facciano trovare impreparate. Il Mare di Roma ha l'occasione per dimostrare al resto d'Italia cosa voglia dire prevenzione. Almeno per una volta...

Mario

giovedì 26 gennaio 2012

Non fatevi prendere dall'ansia

Per favore, non fatevi prendere dall'ansia. Più che l'attacco di un corsivo questa prima frase è una vera e propria richiesta. L'Italia è piegata in due, quasi in ginocchio, dopo che il blocco dei tir ha paralizzato ogni settore commerciale. Alla base di tutto ci sono i continui rincari al prezzo del carburante, che hanno indotto gli autotrasportatori a fermarsi e intasare le principali arterie di traffico. E così la benzina scarseggia, i supermercati sono quasi vuoti, i mercati all'ingrosso già lo sono e i venditori al dettaglio propongono prezzi da capogiro. A Roma un chilo di zucchine viene battuto, il termine è preso in prestito dal linguaggio delle aste ma ormai di questo si tratta, a cinque euro. La gente subisce ore di fila al distributore per riempire l'auto di carburante e poter continuare a raggiungere ogni giorno il proprio posto di lavoro, sempre per chi un lavoro ce l'abbia. Il pesce è tutto in mare; si perché anche le paranze, come ad Anzio per esempio, sono ferme in banchina a causa della protesta dei pescatori. Ma ripeto: non fatevi prendere dall'ansia. Per favore, non fatelo. Cerchiamo di mettere un po' d'ordine con pochi ma semplice punti chiave: chi ha messo in scena la protesta, camionisti e pescatori, non sono il male assoluto, visto che lo fanno perché in queste condizioni non riescono a lavorare; la causa di tutto è il prezzo della benzina e del diesel. Insomma del carburante. Il passaggio successivo è semplice e logico e continuando di questo passo presto potrebbe non esserci più da mangiare nei supermercati e benzina nei distributori. La gente comune, il popolo, non può fare altro che aspettare tempi migliori ma non è impotente davanti a tutto ciò. Una soluzione c'è: basta non correre dal benzinaio e non correre nei supermercati per comprare chili e chili di alimenti a prezzi spropositati. Le zucchine costano cinque euro al chilo? Non compratele. La benzina ha raggiunto prezzi da capogiro? Non riempite i serbatoi. Che per tantissima gente questo sia impossibile è comprensibile, ma chi può lo faccia. E chi non può ci provi lo stesso. D'altronde lo Stato non potrà certo lasciare morire di fame i cittadini. Un conto è affamarli con i continui aumenti di qualsiasi cosa sia a pagamento - dalle tasse ai generi alimentari - un altro è far morire letteralmente di fame le persone perché nei negozi non ci sono alimenti oppure costano troppo. Ma voi immaginate cosa potrebbe succedere sul litorale, o meglio ancora a Roma, qualora i supermercati restino davvero vuoti? Una vera e propria guerra civile, con gente che scende in strada in preda a crisi di panico e saccheggia tutto ciò che incontra lungo il percorso, compiuto rigorosamente a piedi. Beh, francamente è difficile che lo Stato permetta allo Stivale di imboccare una deriva simile. Quindi, per favore non fatevi prendere dall'ansia. Perché la soluzione più probabile è che tutto torni a posto nel giro di pochi giorni, con il solo risultato di aver esposto le famiglie italiane a un esborso di denaro senza precedenti e per di più in un periodo di crisi nera.

Mario

venerdì 20 gennaio 2012

I 10 comandamenti di Reporter

E dieci. I dieci comandamenti di Reporter. Nessuna blasfemia, presa in giro di un credo da rispettare a priori, esattamente come tutti gli altri e come le posizioni atee, sia chiaro fin da subito. Bensì il decalogo al quale ormai ci atteniamo da anni per realizzare un nuovo numero di Reporter ogni 15 giorni, per aggiornare quotidianamente il sito reporternews.it e per dialogare con tutti i nostri lettori, più volte al giorno, attraverso Facebook, Twitter e questo stesso blog. Dieci regole che non scritte in nessun atto ufficiale del giornale, che non sono incorniciate in nessuna cornice a giorno affissa sui muri della redazione e delle quali non abbiamo mai parlato con nessuno. Dieci comandamenti che, però, sono ben fissi nella nostra mente e che ci impegniamo a trasmettere a tutti coloro che fanno parte dell’universo Reporter: dai nostri collaboratori storici fino a nuovi arrivi, passando anche per i grafici, gli agenti pubblicitari e arrivando fino a chi ogni 15 giorni consegna le copie cartacee del giornale in ogni singolo punto all’interno del quale potete trovare Reporter.



Ecco i 10 comandamenti di Reporter:

INFORMAZIONE: Il nostro compito e la nostra passione è informare i lettori su tutto quello che accade all’interno del Mare di Roma, ma anche sui risvolti che hanno notizie di carattere nazionale sulla vita dei cittadini di Fiumicino, del XIII Municipio di Roma, di Torvajanica, Pomezia, Ardea, Anzio e Nettuno. Se il Governo aumenta le tasse o impone dei tagli alla ricerca la notizia è certamente nazionale, ma altrettanto certamente ha dei risvolti sulle città di cui ci occupiamo e sulla vita dei residenti. Ebbene noi ve ne diamo conto. Come diamo conto di ogni cosa accade sul singolo territorio comunale.

VERIFICHE: Informare non vuol dire scrivere ogni fatto di cui si viene a conoscenza oppure ogni cosa passi per la testa di chiunque. Prima di aprire un file di Word e cominciare a muovere le dite su una tastiera, infatti, la notizia va verificata. Ogni giorno, ogni settimana, riceviamo diverse segnalazioni dai nostri lettori. E di questi ve ne siamo davvero grati, perché vuol dire che vi fidate di Reporter. Tutto quello che arriva in redazione, che viene raccontato ai giornalisti di Reporter oppure viene scoperto personalmente dal nostro staff, però, prima di essere pubblicato va verificato. E quest’operazione la portiamo a compimento proprio per i nostri lettori, affinché loro sappiano che quando un articolo esce sul nostro giornale è affidabile, verificato, completo e attendibile. E se qualche volta abbiamo provato a ricostruire ipotesi e possibilità avvenute laddove l’ingresso ai giornalisti non era consentito e le bocche dei partecipanti erano ben cucite, abbiamo adeguatamente segnalato che appunto di ipotesi e indiscrezioni si trattava.

CORRETTEZZA: Nel giornalismo ci sono dei codici deontologici ed etici che gli addetti ai lavori dovrebbero rispettare. Dovrebbero perché non sempre, anzi quasi mai, succede. Reporter invece si è sempre distinto, e continuerà a farlo statene certi, per la maniera in cui tratta le notizie. Piccolo esempio per essere ben chiari: se il Sindaco di una qualunque città del Mare di Roma ha un incidente stradale mentre sta cercando di raggiungere un motel di periferia per consumare un’ora di passione con la propria amante su Reporter non troverete dettagli morbosi sulla donna e sulla loro relazione, per il semplice fatto che lei non è un personaggio pubblico e quindi ha una sfera di privacy molto più allargata che va rispettata. Per questo e per altro siamo contro la Legge Bavaglio: nel mondo del giornalismo, chi fa informazione lo sa mentre i lettori non sono tenuti a esserne a conoscenza, le regole per tutelare tutti già esistono. Basta applicarle.

INDIPENDENZA: Reporter è un giornale indipendente che fa completo affidamento esclusivamente sulle proprie forze e sulla fiducia di tutti gli inserzionisti che hanno deciso di credere nel progetto. A loro va un ringraziamento particolare, mentre a tutto lo staff va un plauso per la tenacia con la quale ha deciso di non schierarsi mai con nessuno. Non si tratta certo di presunzione, perché i rapporti con chiunque sono sempre all’insegna della correttezza e a tutti viene data la stessa importanza. Si tratta semplicemente di una scelta che ci consente di trattare tutti allo stesso modo e di garantire un’informazione libera e affidabile ai nostri lettori.

LETTORI: Per Reporter sono tutto. Ogni singola riga di ogni singolo articolo è scritta a uso e consumo di chi sfoglia il giornale cartaceo e di chi ci segue online. Per fortuna crescono ogni giorno, come testimoniano le statistiche riportate sul nostro sito (in nome della massima trasparenza sono consultabili da chiunque e non solo dalla redazione), i contatti si social network, le segnalazioni che riceviamo ogni giorno e la velocità con cui vanno a ruba le copie cartacee del giornale. E Reporter si prende cura con la massima attenzione dei propri lettori: li ascolta, dà loro credito, scava a fondo per capire le storie raccontate. E ogni volta che scegliamo di pubblicare un articolo prima di tutto ci chiediamo se possa interessare ai nostri lettori. In altre parole scriviamo per voi e non per far trovare pace al nostro ego. Reporter è il vostro giornale. Inoltre, a testimonianza di tutto ciò, reporter è una delle poche testate ad avere istituito al proprio interno la figura del Garante dei Lettori. Figura al di sopra delle parti alla quale tutti i lettori possono rivolgersi nel caso in cui si ritenessero parte lesa dal nostro lavoro. Sarà poi il Garante a sottoporre noi giornalisti a una bella ramanzina e a chiederci di sistemare la questione a mezzo stampa.

CURA DEI DETTAGLI: Colore su ogni pagina, grafica accattivante ed estrema attenzione ai dettagli. il primo numero di Reporter ha portata una vera e propria rivoluzione all’interno del panorama editoriale di riferimento. L’attenzione di Reporter, però, non si esaurisce soltanto al suo vestito, perché anche i contenuti sono curati fin nei minimi dettagli. Il giornale va in stampa ogni quindici giorni ma chi lavora alla sua realizzazione è impegnato con continuità. Le pagine prima di essere spedite in tipografia vengono letteralmente vivisezionate per controllare se ogni colore sia della giusta gradazione, se ogni articolo finisca nel punto giusto e che su ogni pagina sia ripetuta una sola volta la stessa parola. E tutto ciò lo facciamo per offrire un giornale di alta qualità ai nostri lettori. Ma anche perché sul numero uno di Reporter abbiamo commesso un grossolano errore. I primi a restare delusi dalla nostra mancanza siamo stati proprio noi e dal quel giorno abbiamo implementato il sistema di revisione dei singoli dettagli.

UNIVERSALITA’: Reporter è un giornale universale e trasversale, nel senso che sulle pagine del giornale trovano spazio notizie dedicate a target differenti. Dai giovani agli anziani, ma non chiamateci Omnibus. Infatti non mettiamo qualsiasi notizia all’interno del nostro quindicinale, ma selezioniamo quelle più importanti e scegliamo quelle che pensiamo possano interessare maggiormente i nostri lettori. Reporter, comunque, ora è pronto a sdoppiarsi e triplicarsi con spazi dedicati esclusivamente ai giovani delle città del mare di Roma. Ma su quest’argomento non aggiungiamo. Continuate a seguirci e presto scoprirete di cosa sto scrivendo.

GLOCAL: L’informazione viaggia sempre di più all’interno di ogni città e raggiunge le singole strade, le singole case. I mezzi di comunicazione si moltiplicano e ognuno sceglie il proprio riferimento territoriale, dedicandosi a una, al massimo due, città. Dall’altra parte ci sono i grandi giornali che si occupano di una nazione intera. La diatriba è semplice: locale contro globale. Ma qual è l’approccio giusto? Chi sceglie la via migliore per rapportarsi con i propri lettori. Reporter ha scelto una via di mezzo, e non per non scontentare nessuno oppure per emulare le testate regionali e provinciali, che cercano di copiare il Corriere della Sera e La Repubblica, senza averne però né i mezzi economici né le capacità giornalistiche. Anche perché qui ci sarebbe da emulare soltanto un certo fallimento. E noi non siamo proprio interessati. Reporter ha scelto di essere un giornale glocal per un altro motivo: perché le notizie di carattere nazionale hanno valenza anche sul locale. Come ha insegnato Internet fin dalla sua nascita, quanto più un mezzo di comunicazione è globale tanto più consente l’espressione di vari localismi. Questo è Reporter: un mix ragionato e studiato tra locale e globale. Ed essere glocal significa anche dare ai nostri lettori conto di quanto una notizia di dimensioni nazionali abbia ripercussioni sulla loro vita quotidiana.

ESTETICA: Quella che Reporter ha portato con sé nel momento della sua nascita è stata una vera e propria rivoluzione grafica, all’insegna della bellezza estetica. Il colore è arrivato su tutte le pagine e il progetto grafico è stato realizzato all’insegna dell’innovazione. Mai prima di Reporter, almeno sul mercato e sul territorio di riferimento, c’era stato un giornale full color impaginato secondo lo stile dei famosi viewspaper delle altre nazioni. Le foto sono grandi e all’interno della pagina trovano una propria collocazione ampia, senza sbilanciare mai il giornale però. Perché oltre alle immagini sono importanti anche gli articoli. Inoltre Reporter si è sempre evoluto nel corso degli anni: la testata e il logo hanno vissuto piccoli ma significativi restyling, l’impaginato è cambiato, sempre in maniera coerente, alla ricerca di una maggiore qualità e i colori sono più brillanti che mai. Proprio ieri, inoltre, abbiamo ritirato dalla tipografia le prove della nuova stampa: carta più pesante e più bianca ed offset sono le parole d’ordine del restyling del vostro quindicinale. Dal numero del 30 gennaio vi accorgerete della notevole differenza rispetto al passato.

SOCIAL WEB: Reporter è nato insieme al web 2.0 e sfruttare tutte le potenzialità offerta da questa rivoluzione tecnologica è stato un piacere. Reporternews.it è il sito di riferimento del giornale, un vero e proprio quotidiano online. Ma ovviamente non ci siamo fermati a questo. Reporter, infatti, ha una sua pagina fan su Facebook, un proprio account su Twitter e uno sia su Flickr che su Youtube. Ovviamente oltre al blog che state leggendo. Si tratta di strumenti studiati per avvicinare sempre di più il giornale ai lettori e permettere una vera interazione in tempo reale. Su Facebook lanciamo i richiami degli articoli caricati sul sito internet e dialoghiamo costantemente con i lettori, cercando anche di interpretare i loro gusti attraverso gli strumenti messi a disposizione dal più famoso social network; su Twitter teniamo i contatti con tutti coloro che amano cinguettare e aggiorniamo i lettori sull’evoluzione del giornale; su Flickr e Youtube, invece, potete trovare fotografie e video che vengono realizzate in esclusiva dai giornalisti di Reporter oppure che non trovano spazio sulla versione cartacea del giornale. Sul blog Corsivi d’Autore, infine, abbiamo voluto creare un laboratorio di scrittura e uno spazio in cui dare la possibilità a ogni lettore di esprimere le proprie opinioni. E poi non dimenticate la sorpresa di cui vi ho accennato al nono comandamento, anche quella sarà all’insegna del 2.0.

Mario




Verso uno sciopero dei benzinai... ma chi ci rimette?

La notizia è nell'aria da giorni: i benzinai annunciano dai 7 ai 10 giorni di sciopero. Una forma di protesta piuttosto forte contro le liberalizzazioni decise dal Governo Monti. Ma cosa comporterà questo sciopero? Innanzitutto una precisazione: nulla è stato ancora ufficializzato nelle date. Il blocco dei distributori, sia su strade che su autostrade, partirà non appena si avrà conferma delle bozze circolate in queste ore. Come a dire: attenti a ciò che fate, perchè facciamo sul serio. Immaginate lo scenario, quasi da tempo di guerra. Senza carburante per 10 giorni tutto rischia di paralizzarsi: le forniture saranno a rischio, chi deve spostarsi per lavoro (senza possibilità di usare i mezzi pubblici) sarà costretto a rinunciare, gli scaffali dei supermercati si svuoteranno rapidamente, e partirà una corsa alle scorte senza precedenti recenti. Chi potrà permetterselo, per svariati motivi, correrà ai distributori per fare il pieno di benzina, acquistando anche qualche tanica per non correre rischi, ma in tempi di crisi si tratta di un lusso che pochi potranno permettersi. Facendo "i conti della serva" sarà impossibile spendere 100 euro di benzina, pagare le spese, e fare una scorta al supermercato, almeno per i beni di prima necessità. E allora? Chi ci rimetterà? Ognuno ha le sue ragioni, questo è ovvio, ma questa sorta di "ricatto morale" rischia di paralizzare un Paese intero. E proprio quando meno ce ne sarebbe bisogno. Voi come la pensate?


Cosimo

lunedì 16 gennaio 2012

"Il segno dell'untore"



CAPITOLO PRIMO

12 agosto 1576
Ora prima


1

La prima cosa che Niccolò Taverna sentì fu l’odore. Il lezzo greve dei corpi che bruciavano nei fopponi, le grandi fosse comuni scavate in città e nelle campagne, veri e propri varchi per l’inferno che ardevano senza sosta, ma che non sembravano mai sufficienti per accogliere i morti che riempivano le strade.
Niccolò si agitò nel suo giaciglio, cercando di tenere gli occhi chiusi per non svegliarsi, ma dopo l’odore furono i suoni ad aggredirlo, e la nausea gli strinse la bocca dello stomaco. Si portò le mani sugli orecchi: tutto inutile. Quelle grida, quei pianti, quelle urla isteriche ormai campeggiavano nella sua mente da giorni, e non sarebbe bastato quel gesto a cancellarli.
Trattenendo un gemito si mise seduto sul bordo del letto, poi aprì gli occhi e guardò dall’altra parte della stanza, dove Anita aveva trascorso gli ultimi giorni con lui, rantolando sul pavimento.
Era ancora tutto come prima, come quando i monatti erano venuti a portargli via sua moglie.
Niccolò sapeva che avrebbe dovuto sbarazzarsi degli stracci, delle coperte e della paglia intrisi di umori infetti che avevano fatto da giaciglio ad Anita. Avrebbe dovuto bruciare tutto, come imponevano le ordinanze del tribunale di Sanità e le gride del governatore stesso, che tentavano disperatamente di arginare con quelle misure il dilagare della peste, ma sapeva anche che se l’avesse fatto di Anita non gli sarebbe rimasto più niente. Niente oltre al ricordo del suo viso pallido, dissanguato dalla malattia, le pustole e i bubboni gonfi, il terrore negli occhi, velati della follia che si impadronisce della mente quando la morte arriva a soffiarti nelle nari.
Niccolò si passò le mani sul viso e provò a respirare a fondo, ma il suo corpo si rifiutava di inalare l’olezzo rancido di cui era impregnata la casa e che filtrava dalle imposte, insieme alla finissima cenere in sospensione che nelle ultime settimane aveva ammorbato l’aria di Milano. “Cenere di corpi bruciati...”
Il pensiero gli acuì la sensazione di malessere nello stomaco, e si sorprese di non essersi ancora abituato alla vista di tante persone gettate nelle fosse comuni, perché le fiamme purificassero la malattia che le aveva rese irriconoscibili.
Ma poi si costrinse a dilatare le narici e a raccogliere aria nei polmoni, e quel gesto fu determinante per costringerlo ad alzarsi e dirigersi all’armadio, dove prese i vestiti e si preparò in fretta per uscire.
Mentre indossava le calzebraghe e una camicia di cotone con polsi e colletto arricciati, ripensò ai casi che aveva ancora in sospeso. Avrebbe dovuto agire in fretta ma con tatto e discrezione, perché la gente non avrebbe capito le necessità del suo incarico di notaio criminale e non sarebbe stata propensa a seguire le disposizioni di legge e a sottoporsi agli interrogatori necessari alle sue indagini.
Niccolò sospirò e si allacciò in vita la cintura con i ganci per lo sfondagiaco d’ordinanza, la borsa con i denari e gli strumenti del suo mestiere. Ai piedi calzò morbidi mocassini di cuoio realizzati dagli artigiani di Porta Vercellina, dono di suo zio Matteo Taverna, cugino di terzo grado del grande Francesco, che era stato uno dei più illuminati governatori della capitale. Lui non avrebbe mai potuto permetterseli. Il suo stipendio di magistrato gli bastava appena per sopravvivere e per pagare l’esorbitante affitto mensile che il proprietario del palazzo chiedeva per la sua stanza, soprattutto dopo che Anita si era ammalata e lui si era lasciato abbindolare da guaritori senza scrupoli, che lucravano sulle sofferenze della gente.
Quando fu pronto lanciò un’ultima occhiata alle cose di Anita, ammassate in un mucchio disordinato, e si disse che non poteva più rimandare. Sebbene il lavoro lo reclamasse, doveva prima trovare sua moglie e scoprire se anche lei era diventata parte della nube di cenere che gravava su Milano. O se era ancora preda dei diavoli che le scavavano tane dolorose nel corpo e nell’anima.
Varcò deciso la porta della stanza e si lanciò lungo le scale, tremando all’idea di ciò che lo aspettava.
«Benedetto ragazzo, dove corri con tanta furia?»
Svoltando l’ultima rampa, Niccolò aveva quasi travolto una donna grassa che stava salendo lentamente i gradini, sbuffando e tenendosi aggrappata al corrimano.
«Zia Ofelia...» si scusò imbarazzato. «Sto andando da Anita. Ma lei...» scosse la testa, senza aggiungere altro.
«Vuoi che ti accompagni? Che ti prepari qualcosa per lei?»
«No, grazie, non ce n’è bisogno» rispose Niccolò cercando di allontanarsi.
Zia Ofelia lo fermò con una stretta poderosa. «Aspetta, portale una di queste» disse indicando la cesta che teneva al braccio. «Le ho preparate con le mie mani. Sono sicura che la povera Anita ne trarrà giovamento.»
Niccolò trattenne un’imprecazione. Sapeva che non c’era altro modo per liberarsi di zia Ofelia che accettare le sue offerte culinarie.
«Grazie» si arrese, infilando la mano nella cesta e pescando qualcosa di molle, che gocciolava.
«Stai attento» lo mise in guardia lei, «è una birraia fresca, lasciata ad ammorbidire per tutta la notte.»
Cercando di nascondere il disgusto, Niccolò osservò la forma di pane duro intrisa di birra acida che gocciolava sulle scale, minacciosamente vicino alle sue scarpe.
«Grazie» disse, imponendosi di sorridere. «Anita la apprezzerà di certo. Ma adesso devo proprio scappare.»
Niccolò si allontanò tenendo la birraia gocciolante a un braccio di distanza dai suoi preziosi mocassini, poi quando fu in strada, lontano dallo sguardo della zia, lanciò la matassa spugnosa in un canaletto di scolo.
Anita aveva sempre odiato la birraia, e non era certo quello il momento per convincerla ad assaggiare le prelibatezze di zia Ofelia.

Franco Forte

mercoledì 11 gennaio 2012

Le pinete dimenticate

Nella pineta delle Acque Rosse si è consumato un crimine atroce: tre cittadini rumeni hanno violentato una donna di 33, originaria della Polonia. Ma la pineta lidense non è certo l'Infermo. Purtroppo però non è neanche il Paradiso, anche se con un briciolo di buona volontà da parte delle istituzioni potrebbe diventarlo. Il polmone verde del Mare di Roma potrebbe essere famoso per la varietà di specie animali, che hanno trovato lì il loro habitat perfetto, e per essere uno dei pochi lembi di Macchia Mediterranea ancora rimasti. Eppure ormai si è trasformata in un accampamento di persone che non hanno una casa, che riescono a guadagnare qualche soldo attraverso lo sfruttamento quotidiano dei caporali e che non hanno un posto migliore dove vivere. Certo sono stranieri. Certo tra loro ci sono anche criminali. Ma il problema non è questo: il problema è che la pineta delle Acque Rosse di Ostia entra nell'agenda politica di chi se ne dovrebbe occupare solo per un giorno, quello immediatamente successivo a qualche fatto di cronaca. e poi puff, svanisce di nuovo nel nulla, avvolta dalle tenebre più oscure. Per di più non è neanche sola in questo triste destino. Insieme a questo polmone verde del XIII Municipio, infatti, c'è anche la più famosa pineta di Castelfusano. Qui trovano spazio centinaia di accampamenti abusivi dove vivono un migliaio di stranieri ed extracomunitari senza permesso di soggiorno. E addirittura possibile realizzare una mappa: alle Acque Rosse ci sono slavi e albanesi, in via Mar Rosso i muratori arrivati dalla Romania, a Castelfusano le prostitute nigeriane, i transessuali brasiliani e i manovali polacchi. Gente che ogni giorno prende il bus per tornare nel proprio accampamento dopo l'ennesima giornata di sfruttamento. Le linee sono la 05 e quella del treno di Castelfusano, loro scendono alle rispettive fermate, scavalcano la staccionata e spariscono nelle loro baracche di lamiera, cartone e legno. A questo punto urge una soluzione perché i problemi sono tanti: sicurezza, degrado e criminalità. Reporter continuerà a seguire la vicenda da vicino, e vogliamo farlo insieme a voi: inviateci idee e proposte per risolvere la soluzione e restituire la giusta dignità agli spazi verdi e alle persone. Oltre che sicurezza a tutti i residenti.


Mario

sabato 7 gennaio 2012

Morire prima ancora di imparare a camminare..e senza un perché..

Roma città violenta. Lo abbiamo pensato tutti negli ultimi mesi, ma quanto accaduto due giorni fa al proprietario cinese di un bar a Tor Pignattara, ha fatto rabbrividire anche i più duri: un'esecuzione in piena regola, proprio davanti alla sua attività commerciale. E quel che è peggio, una tragedia nella tragedia. Zhou al momento dell'agguato teneva in braccio Joy, la figlioletta di appena 9 mesi, con un risultato macabro. Un solo colpo di pistola. Figlia centrata in fronte e papà ucciso con la stessa pallottola. Il proiettile infatti, dopo aver trafitto la testa della bambina ha centrato in pieno il cuore del papà. Una coincidenza macabra, che però ha riportato ancora una volta d'attualità il tema sicurezza nella città eterna e nelle zone limitrofe. E lo ha fatto nel peggiore dei modi, con la morte di una creatura di soli 9 mesi, che si era appena affacciata alla vita. Ora il quartiere di Tor Pignattara alza le barricate, dichiarandosi non razzista, giovani e anziani raccontano che l'integrazione in quella zona di Roma non è un'utopia, ma un concetto ben chiaro a chiunque frequenti quelle strade. «Erano delle brave persone», spiegano i residenti riguardo ai cinesi che lavoravano nel bar dov'è avvenuto l'agguato. Eppure, ancora una volta, le strade di Roma si sono tinte di rosso sangue. E c'è un giallo nel giallo: il borsello contenente 16mila euro ritrovato dagli investigatori appena 24 ore dopo l'avvenuta esecuzione. Un particolare che fa perdere d'interesse la pista della rapina andata male. Perché i killer avrebbero abbandonato la borsa? Perché, dopo aver ucciso una bambina di 9 mesi e suo padre, si sarebbero sbarazzati del bottino? Anche a rischio di lasciare impronte digitali ben identificabili sulla borsa? Misteri che aleggiano nell'aria, e che non fanno altro che alimentare quel clima di paura nel quale ormai i romani, e tutti coloro che nella capitale studiano e lavorano, sono costretti a vivere. E con loro delle povere creature, come la piccola Joy, che prima ancora di imparare a camminare o a parlare, sono costrette ad imparare una lezione molto più dura e macabra: la vita è una continua guerra. E le strade sono piene di squilibrati. Basta un secondo, e tutto finisce. E' a loro che va data una risposta, va garantito un futuro. Il migliore possibile.

Cosimo

Il litorale è un porto di mare

Il litorale è sempre più un porto di mare. E non nel senso, positivo, che i Comuni del Mare di Roma hanno portato a compimento la costruzione dei loro approdi turistici, come quello di Anzio e Fiumicino. Ma nel senso che ormai ognuno si sente libero di arrivare sul litorale sud di Roma e realizzare tranquillamente i suoi loschi traffici. Violenza, omicidi, furti e spaccio di droga. L'escalation di criminalità non conosce soste e chi scrive non vorrebbe proprio essere nei panni dei rappresentanti delle forze dell'ordine che operano in questo territorio. Carabinieri, Polizia, Finanza e Guardia Costiera sono quotidianamente impegnate per garantire la sicurezza di residenti e turisti, questi ultimi continuando così presto saranno solo un lontano ricordo anche d'estate, e per sconfiggere il crimine. Ma anche loro hanno seri problemi, come la carenza di personale e di mezzi. Le due operazioni messe a segno oggi da Polizia e Carabinieri di Anzio, comunque, non fanno altro che confermare la tesi che segue: il Mare di Roma è in balia dei criminali. E passi pure per il tassista arrestato dalla Polizia neroniana per aver rubato una macchina uguale alla sua per ricavarne i pezzi di ricambio, questo può anche essere catalogato come un episodio sporadico. Ma il blitz dei Carabinieri mette davvero paura: i militari hanno arrestato due nigeriani che giravano tranquillamente per le vie del centro storico di Nettuno, portando a spasso in bicicletta un chilo di marijuana. Una volta in bici ci andavano le famiglie. E per strada si vedevano padri impegnati a spiegare ai figli come tenersi in equilibrio senza rotelle. Mettendo da parte la nostalgia per certi momenti, condivisibile o meno a seconda dei punti di vista, non si può comunque negare che la droga abbia invaso il litorale. La porta d'accesso diretta per il litorale è l'aeroporto Leonardo da Vinci di Fiumicino, scelto dalle grandi organizzazioni criminali come luogo prediletto per far entrare la droga da immettere sul mercato romano e costiero, ma neanche le città più a sud vengono risparmiate. Inoltre il tratto di territorio compreso tra Fiumicino e Nettuno è stretto nella morsa della criminalità che controlla Roma e di quella che dal sud Italia è ormai arrivata a Latina. E guarda con interesse il Mare di Roma. E poi ci sono i criminali indipendenti, quelli che una volta sarebbero stati definiti "cani sciolti" e che oggi cercano di portare a termine loschi traffici senza legarsi a nessuna organizzazione. Insomma il caleidoscopio criminale è sempre più variegato e c'entra anche la crisi economica. Già, perché scippare un'anziana donna della sua catenina d'oro e rivenderla in gioielleria non è per nulla complicato. Per dirla tutta paga anche bene, peccato sia illegale. Così come non è difficile coltivare marijuana nel giardino di casa e poi rivenderla per strada. E che l'aumento dei crimini, più o meno piccoli e grandi, cresca in relazione alle difficoltà che la gente incontra per arrivare a fine mese è dimostrato dai dati e dalla quotidianità degli ultimi tempi. Magari il tassista di Aprilia arrestato dalla Polizia di Anzio non aveva i soldi per cambiare i pezzi della sua vettura e rimanendo a piedi sarebbe morto di fame insieme alla sua famiglia. Certo questo non è il luogo deputato a processare nessuno, ma è un'ipotesi comunque verosimile. Nel frattempo il Mare di Roma, purtroppo, è sempre più pericoloso e in pericolo. In pericolo perché sul litorale ci sono anche tantissime persone per bene, che ogni giorno compiono sacrifici enormi per vivere dignitosamente insieme alla propria famiglia e per portare avanti la propria attività imprenditoriale. Queste, insieme a studenti e pensionati, sono le persone che meritano più sicurezza.

Mario