Non
si scompone il Premier Mario Monti di fronte all’ondata di proteste e scioperi
partiti e annunciati che da circa due settimane stanno mettendo a ferro e fuoco
il Paese. «Gli italiani, essendo utenti sono dalla parte del decreto e non contro.
E' normale che le categorie interessate invece protestino, ma noi comunque
procederemo» A rischio di essere impopolari, a rischio di bloccare i
rifornimenti a benzinai, mercati rionali, supermercati e ristoranti. E di
mettere in ginocchio l’Italia. E il litorale romano ha dato un segnale forte: i
pescatori di Anzio e Fiumicino sono in sciopero, con conseguente blocco dei
rifornimenti a pescherie e ristoranti della zona, i tassisti hanno alzato la
voce preoccupati dalle possibili conseguenze del decreto (- guadagni, +
incertezze), i farmacisti hanno annunciato lo sciopero per far capire al
Governo che il decreto va rivisto. E i benzinai, quelli onesti, che non stanno
speculando sul blocco dei rifornimenti e sulla paura dei residenti, sono sul
piede di guerra. L’ondata di ottimismo che aveva accompagnato il governo
tecnico sta già vacillando. Ci si inizia a porre delle domande. Sia dall’Italia
che dall’estero. Secondo
El Pais, periodico di riferimento spagnolo, alla fine a patire le conseguenze
degli scioperi saranno «quelli di sempre», gli italiani che subiscono gli
scioperi selvaggi dei tassisti, il blocco delle autostrade da parte dei camionisti
e l'esaurimento della benzina e degli altri prodotti. E lo scenario futuro è
incerto. «Come faremo senza rifornimenti, senza frutta, senza verdura, senza
latte? Sembra di essere tornati ai tempi della guerra». E la guerra, quella tra
le categorie e il Governo, sembra essere
solo all’inizio. A rimetterci però, sono sempre i semplici cittadini, quelli
che lo spread, i bot, i bund e le agenzie di rating, non sanno neanche cosa
siano.
Cosimo
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