mercoledì 6 febbraio 2013

Lettera aperta a Luciano Bruschini


Lettera aperta al  Sindaco di Anzio,
Luciano Bruschini

Caro Signor Sindaco,

seppur nella diversità che ovviamente ci deve essere fra Lei e Noi, su visioni politico-programmatiche inerenti il futuro della città che si trova a guidare dall’aprile 2008, noi, esponenti del Partito Democratico di Anzio, abbiamo sempre rispettato il suo ruolo ed il suo lungo corso politico nello scenario locale, che l'ha vista nel corso del tempo ricoprire importanti incarichi amministrativi nella nostra città.

Vogliamo, con la presente, comunicarLe la nostra preoccupazione per un clima che mette a  disagio e rende poco agibile il normale svolgimento della vita democratica  nella nostra città.
Le ragioni sono molteplici e probabilmente sono in parte dipendenti da situazioni che lei ha ereditato dalla precedente amministrazione comunale:  tutto inizia dalla condanna con sentenza definitiva per danno erariale, di alcuni suoi Assessori, per via di una vicenda risalente alla precedente Giunta De Angelis. Sentenza comminata dalla Corte dei Conti, che a sua volta, ha prodotto una situazione di incompatibilità verso l’incarico attuale, del suo vice-sindaco e “ancora” assessore alle Politiche ambientali, Patrizio Placidi.

Poi i misteriosi episodi di intimidazione, a colpi di arma da fuoco, sui cancelli dell'Assessore stesso.
A questa vicenda, se ne è aggiunta un'altra, come quella che ha portato agli arresti domiciliari il suo assessore ai Servizi sociali e  una sua dirigente per via di una indagine in cui emergono inquietanti scenari, ma su cui la magistratura farà il suo corso.

Si è permesso ad un'ex consigliere di interrompere la seduta di uno degli ultimi consigli comunali, episodio mai verificatosi prima d'ora, svilendo ed umiliando l'intera assemblea, ma soprattutto il ruolo del suo Presidente e del Sindaco.

 E se tutto questo già poteva essere considerato dannoso per il più funzionale esercizio del suo ruolo, indubbiamente l’ultimo episodio di cui lei stesso ha ammesso lo svolgimento effettivo ( il diverbio che è andato oltre le considerazioni verbali, tra l’Assessore al Commercio e il Direttore Generale del Comune e che è sfociato in una aggressione fisica del dirigente da parte dell'Assessore), sono i segnali evidenti, di un "corto circuito" all'interno della sua amministrazione.

Proprio, per questi motivi, Noi, esponenti del Partito Democratico di Anzio, riteniamo che lei in questi ultimi mesi stia vivendo con malcelata sofferenza, il suo ruolo.

Questo fa avvertire un clima in cui le istituzioni del nostro comune, sembra, siano ostaggio di comportamenti ricattatori, che stanno condizionando il normale svolgimento della vita democratica.
Indubbiamente, come Lei ha anche affermato con un comunicato alla stampa, certi episodi non sono nuovi nella storia delle amministrazioni comunali di Anzio guidate dal  centrodestra negli ultimi 15 anni, e hanno radici nella precedente giunta.

Ma proprio, per la sua “estraneità”, che lei spesso sottolinea, a certi modi di agire e a certi meccanismi, Noi riteniamo che lei possa compiere il suo servizio migliore per i cittadini di Anzio e infine, per se stesso, rassegnando le dimissioni dalla carica di primo cittadino.

Operi, così una distinzione, tra lei e chi invece vuole, con questi atteggiamenti, non solo portarla verso una sconfitta elettorale e politica, ma verso una umiliazione morale, in quanto la vuole accomunare a modi e metodi che lei ha sempre dichiarato non appartenenti al suo modo di concepire la politica, ma soprattutto il suo gesto potrebbe bloccare il processo degenerativo che temiamo stia investendo il tessuto sociale e politico della città.

Ci permetta di suggerirLe questa decisione, per lo più simbolica, visto che mancano pochi mesi alla conclusione del suo mandato, ma avrebbe un grande significato, come atto di discontinuità con il recente passato e creerebbe le condizioni per una normalizzazione della vita democratica.
Lei, così non dovrà soffrire per un incarico  che finora si è solo concretizzato nel cercare di dare risposte impossibili, come lei sostiene, a chi fa la fila davanti alla porta del suo studio a Villa Sarsina.
Per tutto questo le chiediamo di accettare  il nostro consiglio.

Rimetta in condizione, anche con un gesto simbolico, la cittadinanza, di giudicare politicamente la coalizione che l’ha sostenuta, in maniera neutra, nel prossimo appuntamento elettorale, il prossimo 26 e 27 maggio.

Il gruppo consiliare del Partito Democratico di Anzio

lunedì 4 febbraio 2013

«Faceremo na bella fontanella»


«Se mi votate faceremo naa bella fontanella». Così ha arringato la folla un politico di Anzio in vista delle prime elezioni libere e democratiche dopo la caduta del regime fascista e la fine della seconda guerra mondiale. Chi era presente a quel comizio ancora lo ricorda (chiedete a qualche “nonno” per averne la conferma) e oggi non si stupisce per ciò che sta accadendo. Per gli anziani, infatti, è già tanto se chi viene eletto liberamente riesce a portare a termine un compito “normale”; sono le nuove generazioni che “pretendono” troppo dai politici, che vogliono aiuti e opportunità concrete per realizzare i propri progetti, spesso ottimi e ambiziosi allo stesso tempo. Una fontanella in cambio di un voto, in fin dei conti, all’epoca poteva essere un buon accordo. Oggi no. Il mondo è cambiato. Sono cambiate le esigenze e le aspettative delle persone, è mutato il ruolo della politica nei confronti della società civile e anche quello del politico verso i suoi elettori. Purtroppo è cambiato anche il valore economico della politica: ci sono sempre maggiori fondi, poltrone, opportunità che fanno gola alla “casta eletta democraticamente”. Peccato che sul Mare di Roma ci sia ancora qualche politico che scambia l’aver realizzato qualcosa di “normale” per un motivo di vanto. Con tanto di cartelloni pubblicitari affissi all’entrata della città che lo ritraggono in bella mostra e fiero della sua opera. L’esempio più eclatante, non ce ne voglia, è quello del sindaco di Nettuno Alessio Chiavetta, che ha pensato bene di vantarsi della realizzazione di un parco all’interno della propria città. L’informazione campeggia in bella vista nei pressi del centro sportivo Santa Barbara e ritrae il primo cittadino in compagnia di Zingaretti. La domanda sorge spontanea: ma non è normale realizzare un parco in città? A quanto pare la risposta, altrettanto spontanea, è no. Perché se si sceglie di puntare su questa opera per promuovere la propria azione di governo vuol dire che si ritiene la stessa qualcosa di straordinario. Ed il punto è proprio questo: siamo tornati ai tempi del «Se mi votate faceremo naa bella fontanella».

Mario

venerdì 21 settembre 2012

Vietato giocare sulla pelle degli studenti

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Vietato giocare sulla pelle degli alunni. Il messaggio è forte e chiaro e chi di dovere lo avrebbe dovuto già capire in maniera autonoma, senza doverlo scoprire dalle colonne di un giornale. Chi di dovere, ovviamente, sono le amministrazioni comunali e tutti coloro che, a vario titolo, prendo decisione che riguardano il futuro delle nuove generazioni del Mare di Roma. D’accordo, il momento economico non è semplice per nessuno, gli Enti locali non possono disporre di fondi troppo elevati e con quei pochi soldi che sono in cassa bisogna garantire un’elevata dose di servizi. Tra questi, però, quello scolastico dovrebbe essere uno dei più importanti. Anche nel caso in cui la priorità di una delle amministrazioni cittadine del litorale non sia questa, comunque, ci ripetiamo: vietato giocare sulla pelle degli alunni. Eh già, perché alcune decisioni, prese in certe stanze dei bottoni, hanno un sapore più politico che istruttivo agli occhi di quei genitori che affidano i propri figli per gran parte dell’anno e per gran parte della giornata a un’istituzione primaria come la scuola. Un esempio? Eccolo: la ripartizione dei distretti scolastici ad Anzio, con istituti vicini ma lontani a livello amministrativo.

Mario

domenica 15 luglio 2012

Mentalità mancante..


Manca sempre qualcosa per trasformare la realtà di un paese, in una città degna di questo nome. Ne è la dimostrazione il concerto tenuto ieri sera a Nettuno da Anastacia. Un evento che poteva essere ricordato per decenni, e che invece non ha ottenuto quel riscontro che tutti credevano. Una star internazionale come la popstar americana, abituata a folle oceaniche nei suoi concerti, si è trovata di fronte a poco meno di 1500 persone. Perché? Colpa di una mancata informazione a livello nazionale? Di un pubblico poco avvezzo a questo genere di eventi? Della concomitanza con il concerto all’Olimpico di Tiziano Ferro? Speriamo di no, perché una big della canzone internazionale come Anastacia non può e non deve temere la concorrenza di un buon cantautore come Tiziano Ferro. Entrambi avrebbero potuto far registrare il tutto esaurito. Così non è stato. E nonostante Anastacia abbia deliziato con una voce da brividi gli spettatori dello Steno Borghese, un evento di questa caratura passerà inosservato. Trascinando dietro di sé qualche strascico polemico. E’ giusto pagare decine di migliaia di euro una cantante per un’ora e mezza di spettacolo? Possibile pagare così tanto dei biglietti salvo poi tentare di far entrare il maggior numero di persone con sconti subito dopo l’inizio dello show? E ci si ritrova in un vortice di chiacchiere e pettegolezzi con soluzioni sempre pronte a portata di mano. Ma la quadratura del cerchio così non arriva mai. Nettuno non investe nel turismo con spettacoli di rilievo? Sbagliato. Nettuno spende per portare in città artisti del calibro di Anastacia? Sbagliato. Salvo poi trovarsi a discutere in un bar e ricominciare tutto daccapo. Non uscendo mai dall’ottica di paese. La sintesi credo sia giusto affidarla ad un vecchio adagio popolare che recitava così: “tra chi la vo’ cotta e chi la vo’ cruda….”
Cosimo

mercoledì 9 maggio 2012

"Ce l'ho messa tutta e spero di aver lasciato un buon ricordo"

Rivolgo un ringraziamento cordiale affettuoso a tutti voi per avermi seguito in questi anni importanti per la città, faticosi ma ricchi di soddisfazioni politiche ma anche umane. Per aver sempre seguito con attenzione il lavoro del Comune. 


Per quanto mi riguarda ho cercato sempre di essere disponibile più possibile e ho cercato di accettare come è giusto che sia in democrazia qualsiasi punto di vista. Non parlo del lavoro amministrativo che è agli atti e nel consuntivo che ho lasciato alla città, ma parlo solo del risultato che ritengo un successo importante, un successo dell’Amministrazione uscente. Credo sia stata premiata da parte dell’elettorato la buona amministrazione di questi anni e la stabilità amministrativa.


La nuova Amministrazione raccoglie l’eredità di un’Amministrazione che ha lavorato sodo in questi anni e che ha lasciato segni tangibili e che quindi è stata riconosciuta come una buona Amministrazione. Un punto nobile del lavoro di questi anni è sicuramente l’opera di liberazione del mare dal cemento con abbattimento di ben 102 unità abitative abusive sul lungomare e nelle aree di pregio; un primato difficilmente raggiungibile non solo da Ardea ma da altre Amministrazioni italiane. Anche la nuova Amministrazione dovrà perseguire quest’azione: liberare il mare dal cemento diventa obiettivo prioritario per chiunque voglia dare sviluppo alla città.


Sono felicissimo che non sia stata approvata nessuna lottizzazione urbanistica durante il mio mandato. Una cosa più unica che rara per Ardea: non è stata fatta speculazione edilizia. In una città dove è difficile occuparsi di urbanistica, il fatto che nessuna lottizzazione urbanistica si sia fatta in questi anni qualcuno potrebbe considerarlo come un segno di cattiva Amministrazione: io lo considero come un segno di buona Amministrazione perché Ardea ha bisogno di riqualificare ciò che c’è, non di aggiungere altro cemento.


Una cosa negativa di questi anni? Qualche colpo basso, quelli non li digerisco, ma divento tenace nell’assicurarmi le vittorie dopo. Mi piacciono le battaglie alla luce del sole, faccia a faccia. Tra le cose positive sicuramente il quotidiano affetto che la gente mi ha sempre manifestato anche in questa campagna elettorale, sia amici che avversari.
Credo che su questo territorio, e in particolare sul litorale, occorre ragionare su una politica che faccia crescere e sviluppare il territorio stesso; mentre Roma si cimenta nell’area metropolitana, i comuni del litorale devono farsi trovare pronti.


Ritengo che il Sindaco Di Fiori, conoscitore della politica, dovrà cercare non solo di tenere la sua maggioranza, ma anche allargarla soprattutto sulle questioni importanti. Noi in questi anni abbiamo approvato le opere pubbliche sempre all’unanimità, anche con il voto dell’opposizione. Al nuovo Sindaco consiglio di far andare di pari passo mediazione politica e questioni, per il bene della città.


Ho dedicato a questa città anni della mia vita e l’ho fatto con amore. Ce l'ho messa tutta, spero di aver lasciato un buon ricordo e sono onorato di aver rappresentato i cittadini di Ardea. La città è cresciuta e progredita pur tra mille difficoltà riuscendo a intraprendere la giusta strada verso il riscatto economico, sociale e culturale.


Carlo Eufemi
ex sindaco di Ardea

mercoledì 2 maggio 2012

Numeri, lacrime e sangue...

Lacrime e sangue. Quando la crisi economica è iniziata, nessuno pensava che a distanza di un anno le cose potessero peggiorare, ma la sensazione oggi è quella che l'Italia sia ancora molto lontana dal quel benessere che molti si auguravano con l'avvento di Mario Monti alla Presidenza del Consiglio. la reintroduzione della vecchia Ici sugli immobili, un'ondata infinita di microtasse e l'aumento dell'Iva dal 20 al 21% (e non è detto che ad ottobre non si arrivi al 23%) hanno reso il Paese fragile. E qui non si parla di immagine europea, della forza che l'Italia può o deve mostrare a livello internazionale, ma più semplicemente della percezione che imprenditori e gente comune hanno di ciò che sta accadendo. E veniamo al concetto di lacrime e sangue. Famiglie distrutte, aziende quasi costrette dalla crisi al licenziamento della forza lavoro, 1 maggio trasformato da festa dei lavoratori in festa dei disoccupati, ed una valanga di suicidi dettati dalla crisi. Decine e decine di imprenditori arrivati a togliersi la vita in pochi mesi perché non riuscivano più a sopportare il fardello che portavano dentro. La chiusura quasi forzata della propria azienda, decine di famiglie sul lastrico, e la sensazione di non aver costruito nulla in decenni di fatica. Neanche l'eredità da lasciare ai propri figli, se non una montagna di debiti. E al Governo si discute ancora di tagli, di tasse da aumentare, di sacrifici economici da chiedere inevitabilmente agli italiani. E chissà se qualcuno avrà il tempo di accendere la tv, o di sfogliare un giornale. Se in Italia non si sta ancora assistendo a scene di delirio come in Grecia, la realtà da queste parti è ancora peggiore. Poca confusione, nessuno slogan urlato ad alta voce da milioni di persone, ma decine di suicidi silenziosi, milioni di lacrime versate da famiglie distrutte. E un'eco di dolore che ha unito Nord e Sud. Un "urlo silenzioso" pronto a varcare le pareti di Palazzo Chigi, infilandosi nei corridoi per svegliare le menti di chi gioca con i numeri. In fondo chissà, anche la Casta ha un'anima.

Cosimo

giovedì 26 aprile 2012

"Viva Anzio, viva l'Italia, via la Liberazione"


Saluto le autorità politiche, civili, religiose e militari, le Associazioni combattentistiche e d’arma, la Banda della Città di Anzio e tutti i cittadini che sono intervenuti a questa importante iniziativa che celebra il 67° Anniversario della Liberazione d’Italia. 
Il 25 aprile è un’importante commemorazione, in quanto costituisce una tappa fondamentale della storia del nostro Paese ma è da considerarsi anche una Festa che ci vede uniti all’insegna della Libertà e della Democrazia.
La Festa della Liberazione, inoltre, vuole anche celebrare l’importante ed essenziale contributo dato alla Resistenza dai nostri Partigiani per un’Italia libera. Non dobbiamo allo stesso tempo dimenticare i nostri tanti soldati che, dopo l’8 settembre, pur in una complessa situazione, senza tentennamenti, si sono schierati dalla parte della libertà e per un’Italia unita, con una sola bandiera: il nostro Tricolore.
Allo stesso tempo vogliamo anche ricordare l’apporto delle truppe alleate, che si immolarono a difesa dei nostri stessi ideali di libertà e di democrazia, anche con il sacrificio della propria vita.  
In quel contesto storico non dobbiamo dimenticare il sacrificio di tanti cittadini di Anzio che, con grande dignità, seppero sopportare enormi sacrifici tanto da meritare la Medaglia d’Oro al Merito Civile che, con orgoglio, è visibile sul nostro Gonfalone.  
Un pensiero ed un ringraziamento vogliamo rivolgerlo alle nostre Forze Armate che, con grande professionalità e sacrificio, sono impegnate nei vari teatri del mondo a difesa della dignità, della libertà e della pace di quei popoli.
La Festa della Liberazione ci deve vedere uniti nei valori fondanti della nostra Nazione, evidenziati nella nostra Costituzione Repubblicana in cui TUTTI ci dobbiamo riconoscere…. Valori della libertà di parola e di pensiero, di libertà di associazione, di libertà di religione, di diritto al lavoro ed alla casa: sulla base di questi valori si fonda l’Italia moderna.
Da tutto questo nasce, dopo gli anni della ricostruzione, il grande sviluppo dell’Italia unita.
Con lo stesso spirito dei nostri Padri, dai quali noi tutti dovremmo prendere esempio, abbiamo necessità di ripartire con un rinnovato e determinato slancio per dare un futuro migliore alle nuove generazioni.   
E’ da condividere l’intervento del Presidente della Repubblica che ha invitato tutte le istituzioni, le forze politiche e le associazioni all’affermazione di uno spirito unitario nelle celebrazioni del 25 aprile. 

«Nella Costituzione – ha detto il Presidente – possono ben riconoscersi anche quanti vissero diversamente gli anni dal 43 al 45, quanti ne hanno una diversa memoria ed esperienza personale o quanti ne hanno giudizi acquisiti. L’eredità spirituale e morale della Resistenza e la lotta per la Liberazione d’Italia, vivono nella Costituzione: Carta fondante della Repubblica, pietra miliare del nostro agire comune e della nostra identità nazionale».
Viva Anzio, Viva l’Italia, Viva La Liberazione.

Il sindaco di Anzio
Luciano Bruschini

mercoledì 25 aprile 2012

La Liberazione secondo Alessio Chiavetta


Buongiorno a tutti, saluto il Senatore Candido De Angelis, saluto l’Assessore provinciale Aurelio Lo Fazio, saluto il Sindaco di Anzio Luciano Bruschini, saluto il Generale di Brigata Luigi Tomaiuolo, saluto le rappresentanze combattentistiche e partigiane, saluto i rappresentanti delle Forze Armate e dei corpi di polizia operanti sul nostro territorio.

La data che oggi celebriamo, quella del 25 aprile 1945, è il termine conclusivo della lunga e sofferta esperienza della Resistenza, un percorso di riscatto e di rigenerazione del Paese offuscato da vent’anni di fascismo e dall’occupazione nazista. Voglio esporre un pensiero sul senso morale e politico della Resistenza: oltre all’effettivo contributo bellico delle azioni che hanno visto coinvolti i partigiani, attraverso la Resistenza l’Italia ha saputo riscoprire i valori della democrazia e della partecipazione attiva alla vita dello Stato che erano stati messi in ombra durante la dittatura fascista.

L’impegno dei partigiani e delle forze antifasciste in genere è scaturito proprio dalla volontà di essere una parte attiva nella rinascita dello Stato Italiano, una rigenerazione che non sarebbe mai potuta avvenire se la Liberazione fosse stata realizzata dai soli eserciti angloamericani. La parte più sana del Paese era consapevole della necessità di impegnarsi nel riscatto dell’Italia, un’azione che non solo riportò l’Italia a pieno titolo tra i paesi democratici ma fu cruciale per garantire un futuro di democrazia e benessere per le generazioni successive.

I protagonisti della Resistenza, uomini e donne che amavano l’Italia, hanno messo a rischio la propria vita per contrastare la dittatura fascista e per combattere l’occupazione nazista: hanno deciso di impegnarsi in prima persona consapevoli degli innumerevoli pericoli a cui andavano incontro, anteponendo a tutto il fine più alto, quello della libertà e della democrazia in Italia. Questi uomini e donne hanno dovuto operare in clandestinità, hanno dovuto lasciare le proprie case e i propri affetti più cari, e spesso hanno pagato con la vita il loro amor di patria: sono loro i veri eroi che hanno tenuto alto il nome dell’Italia negli anni bui dell’occupazione tedesca.

Insisto molto sul tema della partecipazione attiva e dell’impegno perché mai come in questi giorni il vento dell’antipolitica, del qualunquismo e della sfiducia generale nelle istituzioni sta allontanando le persone da una sana partecipazione alla vita democratica del Paese. Se è comprensibile lo scoraggiamento che ci colpisce in questo difficile momento in cui sono messe in discussione l’economia e persino la morale del sistema-Paese, la risposta che dobbiamo avere è quella di una reazione positiva di compartecipazione.

Dalla storia della Resistenza, dagli uomini e donne che si fecero partigiani, da chi, sopravvissuto alla guerra, si mise al servizio dello Stato per scrivere una nuova Costituzione che comprendesse tutti i valori per cui si era combattuto, da tutto questo dobbiamo prendere l’esempio per continuare a impegnarci per il nostro Paese, ricordando che la Repubblica è il bene di tutti e tutti dobbiamo partecipare a migliorare l’Italia, nell’interesse nostro e di chi verrà dopo di noi. Viva l’Italia, viva Nettuno, viva il 25 Aprile!

Il sindaco di Nettuno
Alessio Chiavetta 

lunedì 23 aprile 2012

Non c'è più tempo per aspettare...


L’attesa è finita. A differenza del passato, quando la paura di una discarica nella zona di Fiumicino era più un’idea che altro, ora le date ci sono. Ministero dell’Ambiente, Regione e Provincia entro la fine di giugno individueranno il sito definitivo. E la battaglia di amministratori, comitati ed aziende,dev’essere unitaria. Fiumicino ha deciso: No alla discarica. E la strategia studiata per evitare che il sito di Pizzo del Prete possa essere considerato idoneo, sta nel lancio, quasi immediato, della raccolta differenziata porta a porta. Nei giorni scorsi, in gran segreto, la commissione speciale rifiuti del comune di Fiumicino, ha incontrato l’assessore provinciale all’Ambiente Michele Civita, per discutere del progetto e considerare l’ipotesi di una partenza quasi immediata. In questo modo, stando alle considerazioni fatte dall’amministrazione comunale, Fiumicino potrebbe essere di fatto esclusa dalla lista dei siti indicati per la discarica. La gabella da pagare potrebbe essere quella di un ampliamento del centro Ama, ma nulla a che vedere con una nuova Malagrotta. L’idea è quella di schiacciare l’acceleratore su questa ipotesi.  Per capire come andrà, basterà aspettare soltanto un paio di mesi.

Cosimo

martedì 17 aprile 2012

Quando si ruba per fame...


Per la serie: quando si ruba per fame. Una volta nei supermercati si rubavano superalcolici, profumi e cosmetici, tanto che i gestori di numerose attività commerciali li hanno messi sotto chiave, oggi però non è più così, e sotto le maglie di improvvisati ladri, più che altro persone affamate che non arrivano neanche a metà mese, finiscono prodotti di prima necessità, quali pane, pasta e formaggi. «Oggi i furti riguardano principalmente carne e parmigiano. Se una volta quindi si rubava per sfizio, magari per avere un profumo nuovo che non ci si poteva permettere, oggi invece il reato viene consumato a causa dei morsi della fame. E dove è difficile impossessarsi direttamente di un prodotto senza pagarlo, lo si consuma direttamente all’interno del negozio, dove ci sfama a suon di merendine. Oltre ai supermercati nel mirino dei nuovi ladri, persone che rubano per mangiare, ci sono anche i campi coltivati. Quelle grandi piantagioni di ortaggi e verdura dove ormai va di moda una nuova e illegale forma di spesa proletaria. Eh già illegale, perché se rubare per fame è senza dubbio differente dal farlo per arricchirsi, non va dimenticato che sempre di reato si tratta. E poi non va messo in secondo piano neppure il fatto che le vittime dei furti sono persone, agricoltori nel caso specifico, a loro volta alle prese con una crisi che non passa. Provate a chiedere alla Confederazione Italiana degli Agricoltori, che ha denunciato un picco di piccoli furti messi a segno da ladri improvvisati. Come quelli di scarola e carciofi. Proprio quest’ultimo caso ha lasciato il segno sul contadino vittima della razzia, perché oltre ai carciofi sottratti sono state anche danneggiate le piante e ciò avrà gravi ripercussioni sui raccolti futuri. E se nel 2011 la Coldiretti ha registrato furti nei supermercati d’Italia per tre miliardi di euro, chi vive e lavora nei campi non se la passa certo meglio. Il fenomeno, infine, sta colpendo a macchia d’olio anche le città del Mare di Roma, come Nettuno e Fiumicino, che oltre al litorale fanno affidamento anche su una lunga tradizione agricola. Una tradizione oggi messa in pericolo da nuovi ladri occasionali, disperati, inesperti e soprattutto
affamati.

Mario

domenica 25 marzo 2012

"Questa Giunta non ci piace"


Per molti motivi non ci sono piaciute le azioni di governo della città messe in atto dalla giunta guidata da Alessio Chiavetta, come abbiamo già pubblicamente detto diverse volte Aspettavamo un cambiamento, aria nuova e trasparenza, ma le istanze dei cittadini sono rimaste del tutto inascoltate. Era ed è urgente a Nettuno, costruire un modello diverso della gestione amministrativa, una città diversa, per il bene di tutti per un miglioramento della qualità della vita, per girare, finalmente, pagina da uno stile di gestione della cosa pubblica guidato da gruppi di potere e famiglie che sono sempre le stesse da quarant’anni e che in maniera molto disinvolta, migrano da formazioni di destra o di sinistra a seconda della convenienza. L’aria nuova che doveva cambiare Nettuno, dopo il triste periodo del commissariamento seguito allo scioglimento per infiltrazioni con la malavita organizzata della giunta Marzoli, non è arrivata, per questo corriamo seriamente il rischio di consegnare la città nelle mani del centro destra. L’elettorato di sinistra è profondamente demotivato dalle azioni della giunta in carica. Bisogna quindi attivare velocemente una serie di percorsi virtuosi della politica, accogliere le istanze dei cittadini. Serve un governo della cosa pubblica caratterizzato dalla buona politica, che è quello dove la priorità è l’interesse collettivo la difesa dei beni comuni. Sia a livello nazionale che locale, ormai, parlare di disaffezione dell’elettorato nei confronti della politica è diventata quasi una moda. Sociologi, filosofi, politogi e studiosi di ogni tipo decantano questa disaffezione come vera e tangibile. Ma è così perché è la politica ad essere distante è dai cittadini e non il contrario, è anzi facilmente dimostrabile che le persone si sentono partecipi di un progetto comune quando si rendono conto che attraverso una loro azione possono cambiare davvero il corso delle cose. Per la città di Nettuno, la mia città, occorre costruire un modello diverso della gestione amministrativa, una città nuova, per il bene di tutti per il miglioramento della qualità della vita, per evitare altre cementificazioni ed altri danni oltre quelli già subiti dal verde e dal tessuto urbano. Per questo siamo disponibili al dialogo con tutti quelli che condividono il nostro pensiero di “città vivibile”, per questo occorre attivare dentro ai partiti quel grande processo di apertura e democratizzazione che è rappresentato dalle primarie. Occorre nuova motivazione per i cittadini di sinistra, serve rivivificare la sinistra con percorsi di buona politica che devono interessare in primo luogo il PD , per questo chiediamo a viva voce le primarie di coalizione della sinistra. E’ indispensabile ed improrogabile, un incontro tra le forze moderate del centrosinistra, per un completo ricambio della classe dirigente, fondato su un codice etico e sull’onesta e sulla competenza dei candidati da mettere in campo, per costruire un'alleanza programmatica, capace di allestire un progetto efficace e credibile, in grado di affrontare le elezioni cittadine.La scelta del candidato a sindaco, dovrà essere affidata ai cittadini mediante le primarie di coalizione, strumento ormai collaudato ed in grado di coinvolgere anche quella parte di elettori, ormai scettici di fronte ad una classe politica che ha fatto di tutto per non farsi apprezzare. Siamo convinti che tutti i partiti della coalizione, noi in primis, ed anche eventuali rappresentanze dei comitati, delle associazioni hanno al loro interno personalità forti e capaci, in grado di proporsi per la gestione della nostra città e per il ruolo di sindaco. Le primarie di coalizione della sinistra, restano l'unico strumento democratico in grado di fare prevalere il migliore dei candidati”. Il mio partito, Sinistra Ecologia e Libertà è nato per unire la sinistra, anche per questo siamo disponibili al dialogo con tutti quelli che condividono il nostro pensiero per costruire finalmente un nuovo ciclo positivo della storia della città.

Francesca Tammone

lunedì 19 marzo 2012

Avviso ai viaggiatori: non pagate quel biglietto...

Avviso ai viaggiatori di Trenitalia: non pagate il biglietto quando salite sul treno. I motivi sono semplici e sono sostanzialmente due: il controllore non passa quasi mai e quando passa basta inventare una scusa per evitare la multa. Questa mattina ho preso il regionale Roma Termini-Nettuno delle 11,07 partito dalla stazione romana e all'altezza della stazione di Campoleone ho avuto una visione: un controllore. Arrivato il mio turno ho esibito al tutore dell'ordine di Trenitalia il mio biglietto regolarmente obliterato (come si vede dalla foto) da 50 chilometri perché sono sceso a Padiglione. Accanto a me tre stranieri, ma non si tratta certo di un post razzista questo e per averne la conferma basta continuare a leggere, hanno blaterato qualcosa in italiano stentato e il controllore si è limitato a guardarli male e a ricordare loro che se il biglietto non viene obliterato scatta una multa di 50 euro. Multa che non è arrivata né per i tre stranieri né per la signora italiana controllata subito dopo: anche lei non aveva timbrato il tagliando di viaggio e anche lei ha accampato una delle classiche scuse del campionario del viaggiatore abusivo: "Sono salita all'ultimo e se avessi timbrato il biglietto non avrei fatto in tempo a prendere il treno". Peccato che in casi del genere il regolamento impone al viaggiatore di cercare il controllore e farsi obliterare il biglietto, pena la solita multa di 50 euro. Insomma il controllore del regionale Roma-Nettuno delle 11,07 ha deliberatamente, il motivo è proprio difficile da immaginare, scelto di far perdere alla società 200 euro di introiti e di non punire chi viaggia senza aver comprato o timbrato il biglietto. A quel punto una domanda mi è uscita spontanea: "Scusi ma io il biglietto che l'ho timbrato a fare?". "Arrivederci" è stata la risposta. A questo punto conviene non comprare il biglietto, tanto la multa in qualche modo la si può evitare e tanto il servizio di viaggio non è assolutamente degno di essere chiamato in questo modo. Il problema è che a rimetterci sono sempre coloro che lo pagano questo biglietto. E non io nel caso specifico, visto che prendo pochissimo il treno, ma coloro che lo usano ogni giorno e che ogni spendono spendono soldi e soldi per l'abbonamento.

Mario

sabato 10 marzo 2012

Gli anziani sono un peso?


Anziani nel mirino. Una volta erano la memoria storica delle singole città, persone dalle quali prendere esempio, e da trattare coi guanti. Oggi invece, la situazione si è capovolta, e quegli stessi anziani vengono visti come un peso dal quale liberarsi per favorire altri utenti. Lo conferma un operatore sanitario, che preferisce però rimanere nell’anonimato per paura di richiami disciplinari: «E’ brutto dirlo – spiega – ma in molti casi sono proprio gli anziani ad intasare i Pronto Soccorso, quando invece avrebbero solo bisogno di un posto in lungodegenza. E spesso sono proprio le case di cura a spedirli in Pronto Soccorso, pur sapendo che non si tratta della soluzione più adatta alle loro esigenze». Una visione simile a quella di Luciano Graziani, sindacalista Fials, che ammette: «Il conto è semplice: se togli un anziano che non necessità di cure dal Pronto Soccorso, liberi una barella che può essere utilizzata da un altro paziente. La verità è questa, e considerando la scarsità di lettighe disponibili è un calcolo da effettuare». «Ma prima di tutto va realizzato un filtro – riprende l’operatore anonimo - perché nella stragrande maggioranza dei casi le ambulanze vengono chiamate per questioni inutili. E’ alla base che va effettuata una scrematura. Solo così possiamo riuscire a lavorare nel migliore dei modi e dedicare il giusto tempo a tutti». Bisognerà capire cosa ne pensano gli anziani. I loro diritti, in fondo, valgono tanto quanto quelli di un ragazzo di 30 anni.

Cosimo 

venerdì 9 marzo 2012

I soldi non danno la felicità ma aiutano la salute

I soldi non fanno la felicità, recita un vecchio detto popolare. A parte che anche questo è tutto da dimostrare, i soldi comunque possono togliere la salute. E la conferma arriva da quanto sta accadendo in questi giorni all’interno dei pronto soccorso del litorale, a partire da quelli di Roma, dove i massaggi cardiaci vengono praticati su un freddo e sporco pavimento. I soldi sono gli assoluti protagonisti di questa vicenda, che se non riguardasse la salute di migliaia di persone sarebbe davvero comica. La sanità rischia il collasso perché nell’ultimo periodo sono stati tagliati 45mila posti letto in tutta Italia, in nome di un piano di austerity indotto dalla crisi economica e dall’aumento dello spread. Più cresce e più le persone comuni rischiano di morire all’interno del luogo deputato per eccellenza a occuparsi di loro. A gravare sul sistema sanitario è anche la soglia di povertà verso la quale stanno precipitando le famiglie del litorale, perché presentarsi al pronto soccorso quando si ha bisogno di un esame strumentale comporterà anche attese infinite, ma è di certo l’unico modo per risparmiare fior fiori di quattrini e sottoporsi alla tac di cui si ha bisogno. E infine la colpa è di nuovo dei soldi: il modello di medicina italiano ha puntato sulla cura e non sul mantenimento della salute; eppure in America uno studio del Milken Institute di Santa Monica ha dimostrato che entro il 2023 con la prevenzione si potrebbe ridurre del 27% il costo economico delle malattie e si potrebbe aumentare il Pil di 905 miliardi di dollari.

Mario 

lunedì 5 marzo 2012

Il silenzio della politica

Mettiamola così. circa dieci giorni fa Reporter si è occupato dei problemi inerenti la realizzazione del porto di Fiumicino, del blocco dei lavori e dei crediti che diverse società della zona vantano nei confronti del gruppo Acqua Marcia. 5,5 milioni di euro complessivi che stanno gettando sul lastrico diverse ditte di Fiumicino, per un totale di quasi 100 famiglie coinvolte. Così, nel tentativo di dar voce a chi in un modo o nell'altro rappresenta la città, abbiamo inviato una serie di mail ai partiti politici della zona. Questo il testo della mail: «Per questo numero del giornale vorremmo realizzare un servizio di due pagine sul porto di Fiumicino, i cui lavori sono bloccati ormai da tempo. Avrei piacere, se ne aveste la possibilità, di ricevere delle vostre dichiarazioni via mail in tal senso, analizzando tutta la situazione per capire chi, e dove, ha sbagliato. E come se ne esce». Inutile dire quali fossero le nostre aspettative: decine di mail di risposta di esponenti politici indignati per la situazione creatasi in città. Com'è andata? Nessuna risposta. Oggi, notizia dell'ultimora, Francesco Bellavista Caltagirone, presidente del gruppo Acqua Marcia, che sta effettuando i lavori a Fiumicino, è stato arrestato a Imperia con l'accusa di truffa aggravata ai danni dello Stato nella realizzazione del porto ligure. La speranza è che oggi, o nei giorni a venire, non arrivino comunicati dalle forze politiche di Fiumicino inerenti la vicenda. Un detto popolare recita: "Dopo è facile". Dovevate pensarci prima. Noi, a modo nostro, uno spunto ve lo avevamo dato....
Cosimo

martedì 28 febbraio 2012

Un calcio sull'orlo del baratro: poi il precipizio...


Se qualcuno prende un calcio mentre si trova sull’orlo del baratro, di solito cade giù e finisce male. La sorte del povero calciato, all’apparenza scontata, non toccherà al calcio italiano, inteso come sport per eccdellenza dello Stivale. Il calcio, appunto, è sull’orlo del baratro dopo quanto accaduto in Milan-Juventus. Lasciando da parte la fede clacistica, e atteso qualche giorno di tempo per permettere a tutti di avere la giusta lucidità per leggere questo corsivo, va ribadito che il rettangolo verde è in serio pericolo. E in ballo non c’è assolutamente nulal di sportivo o antisportivo, bensì la vita dello sport più amato al mondo e in Italia. Ecco il motivo: i tifosi più accaniti, chi frequenta lo stadio di casa ogni 15 giorni, chi vede le partite in televisione e anche chiede semplicemente al miglior amico il risultato della propria squadra del cuore, amano il gioco e non le polemiche. Eppure queste ormai sono all’ordine del giorno e la colpa è di tutti. Degli arbitri che rovinano lo spettacolo e si ostinano a voler continuare su questa strada; dei dirigenti che invece di rassenerare gli animi gettano benzina sul fuoco, ma qui ci sono fior di quattrini ballo e il discorso sarebbe più ampio; dei calciatori che si sentono intoccabili; di chi condanna la sincerità e promuove l’ipocrisia. Solo i tifosi non hanno responsabilità, quelli criminali a parte. Gli appassionati vogliono semplicemente poter cavalcare l’onda della loro passione. Infine, ma non ultimo in ordine di importanza, il calcio in Italia ha sempre avuto un importante funzione sociale, quella di valvola di sfogo per le frustazioni della vita quotidiana. E lo Stato ha quasi sempre lasciato fare al motto di «voi fate quello che volete negli stadi e noi facciamo quel che vogliamo con il vostro futuro». Ora, visto che la situazione della società italiana è sull’orlo del baratro, ci vuole un calcio, uno sport più in generale, sano e in grado di allontanare lo spettro di una vera rivoluzione. Non osiamo neppure immaginare cosa potrebbe succedere cotinuando di questo passo. E il tifo e la fede calcistica non c’entrano nulla.

Mario

giovedì 23 febbraio 2012

Ognuno paghi le sue tasse!

«In questo momento tasse e sacrifici non risparmiano nessuno». Ma dai, bella scoperta. Premesso che le tasse dovrebbero pagarle sempre tutti, e non solo in momenti di crisi economica, forte o drammatica che essa sia, bisogna anche scoprire che succede tra i proclami del Governo, dei politici e dei protetti della Casta e i reali versamenti effettuati al Fisco. Perché qualcosa succede, e anche di poco chiaro. Nonostante la continua lotta all’evasione, infatti, c’è ancora chi riesce a sfuggire ai propri doveri, chi non rilascia gli scontrini ai clienti e chi sposta i suoi capitali nei classici paradisi fiscali. E la gente ha paura. Trema letteralmente all’idea di nuove imposte ogni volta che sente parlare Monti di manovre. Il problema non sono più solo i mancati servizi erogati dagli Enti a corto di fondi perché qualcuno non versa quanto dovuto, anche se l’emergenza maltempo ha messo in luce la drammaticità delle casse comunali con difficoltà anche nell’acquisto di qualche chilo di sale da spargere lungo le strade. La questione è un’altra: gli unici redditi tassabili con certezza sono quelli da lavoro dipendente oppure da pensione. Chi ha una busta paga non può certe evadere, visto che non si trova nella condizione di dover effettuare dei versamenti al Fisco di suo pugno ma quei soldi non li vede proprio. E che dire dell’abitudine di tanti medici: «Signora, se vuole la fattura sono 70 euro altrimenti 50». Ma per quale motivo questa signora deve pagare le tasse del dottore? Bah...

Mario

lunedì 20 febbraio 2012

La valigia non è di cartone ma il risultato è lo stesso

«Il posto fisso è noioso». «Sarà anche noioso ma a casa mia abbiamo l’abitudine di mangiare tutti i giorni». C’era una volta l’Italia, una Repubblica democratica fondata sul lavoro. C’era una volta, ma ora rischia di non esserci più, perché il botta e risposta, in differita, tra il premier Mario Monti e un anonimo internauta è la sintesi perfetta della situazione in cui versa lo Stivale. Le nuove generazioni sono stanche di aspettare ed elemosinare un impiego; prima è stato loro raccontato che per trovare un buon lavoro bisognava conseguire una laurea e ora che la maggior parte ha in mano quel tanto agognato pezzo di carta il lavoro non c’è. Pardon, il lavoro ci sarebbe anche, ma a progetto oppure a tempo determinato e senza ferie, senza malattie e tantissimi altri senza. In poche parole senza nessuna tutela. Il problema principale che la politica italiana e la società civile non hanno ancora compreso, però, è che un giovane non ci mette mica tanto a raccogliere le sue cose e partire verso altri lidi. Con una valigia che oggi non sarà certo di cartone, ma il risultato potrebbe essere peggiore di allora: senza giovani non c’è futuro per l’Italia.


Mario

martedì 14 febbraio 2012

Monti medaglia d'oro

Le Olimpiadi del 2020 non si svolgeranno a Roma. Ma Reporter, sostituendosi per un solo istante e per gioco al Coni, una medaglia d'oro vuole lo stesse assegnarla, e sul gradino più alto del podio sale proprio il premier Mario Monti. Che questo pomeriggio ha rifiutato di firmare il documento per dare il via alla candidatura capitolina, dimostrando realismo e coraggio. Il Governo ha detto di no perché «non ritiene che sarebbe responsabile nelle attuale condizioni dell'Italia assumere un impegno di garanzia». E come dargli torto. Prima di addentrarci nella motivazione della nostra presa di posizione, snocciolando dati e numeri che forse i più ottimisti hanno già dimenticato, comunque chiariamo subito un aspetto fondamentale: Corsivi d'Autore è uno spazio in cui tutti possono esprimere la propria opinione e noi non riteniamo assolutamente di essere i depositari di una verità assoluta. La nostra è solo un'opinione, nostra per l'appunto, e chi la pensa in maniera diversa può dire la sua. Dopo il no del Governo, comunque, non possiamo che essere soddisfatti, visto che già nei giorni scorsi su questo blog è apparso un post per invitare l'Esecutivo a non continuare nella tradizione tutta italiana di mettere ciliegine su torte che non esistono. Comunque non è certo merito nostro della mancata candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2020.
Ora, però, è tempo di motivare la nostra presa di posizione, facilitando così il compito di chi vorrà criticare le idee espresse.

I conti di Carraro e Forte
Roma 2020 sarebbe venuta a costare, secondo i conti della commissione composta da Carraro e dal professor Forte, 8,2 miliardi di euro, di cui 4,7 a carico dello Stato e 3,5 dei privati, tradotto degli sponsor. per quanto riguarda i ricavi invece la manifestazione avrebbe permesso di incassare 8,1 miliardi di euro in occasione dei Giochi e altri 17,7 miliardi fino al 2025, grazie all'indotto. Inoltre sarebbero nati 40mila nuovi posti di lavoro.

I dubbi del Governo
I costi: il primo dubbio di Monti è stato quello legato ai costi e sicuramente è quello che ha inciso di più nel suo rifiuto finale. La Grecia è andata in default proprio a causa dell'aumento dei costi preventivati per le Olimpiadi e l'Italia non è poi così lontana, a livello di crisi e situazione economica, dalla stessa Grecia. Senza arrivare alla situazione limite, comunque, anche Londra 2012 verrà a costare molto di più di quanto si pensasse all'inizio: 14 miliardi di euro contro i 10 messi in preventivo.
Gli sponsor: i 3,5 miliardi che Carraro e Forte pensavano di poter ottenere dai privati rappresentano una chiave di lettura fin troppo ottimistica, perché nessuna Olimpiade è mai arrivata a tanto e la stessa Londra si è fermata a 2,5 miliardi. Nel caso in cui non fosse stato raggiunto il finanziamento messo in preventivo alla fine sarebbe dovuto essere il Governo, e quindi tutti i cittadini, l'incaricato a tirare fuori altro denaro.
La gestione degli impianti: Quanto accaduto durante Italia '90 è ancora una ferita aperta nelle casse statali, ma senza andare così indietro nel tempo precedenti poco positivi, che hanno spinto Monti a non disegnare i cinque cerchi sul documento trovato sulla propria scrivania, arrivano anche da Torino 2006 e dai mondiali di nuoto di Roma 2009. Nel primo caso il 62% delle infrastrutture realizzato è stato collaudato dopo la cerimonia di chiusura e il 50%, invece, non è mai stato costruito. Nel secondo caso l'impianto di Tor Vergata è finito nel mirino della Magistratura, che sta cercando di capire come siano stati utilizzati il 400 milioni di euro di budget visto che l'opera è ancora un cantiere aperto; l'altro impianto di Ostia è stato ed è al centro delle polemiche e ad Anzio è stata costruita una vasca scoperta che viene usata solo per 3 mesi l'anno.

Insomma, a conti fatti secondo noi la medaglia d'oro assegnata a Monti è più che meritata. E voi che ne dite?

Mario


giovedì 9 febbraio 2012

Olimpiadi: prima la ciliegina e poi la torta

Prima la ciliegina e poi la torta. In Italia è così, non c'è nulla da fare, perché sembra che nello Stivale realizzare i progetti al contrario sia davvero l'unica soluzione. A riportare a galla un vecchio vizio tricolore sono le Olimpiadi del 2020, o meglio la possibile candidatura dell'Italia per ospitare i Giochi che in questi ultimi giorni è stata rilanciata da una lettera a firma dei più grandi sportivi di casa nostra. La missiva è stata indirizzata a Mario Monti, perché per candidarsi a ospitare i Giochi serve il benestare del Presidente del Consiglio. Presidente che comunque ha preso tempo ed è volato negli Stati Uniti per incontrare Obama. Prima di proseguire, però, è meglio chiarire perché la ciliegina arriva prima della torta: per carità nessuno è contro la massima espressione dello sport, ottima anche per portare all'attenzione dei media e della popolazione tutte quelle discipline che in Italia vengono puntualmente cannibalizzate dal calcio. Il punto è che l'Italia è in piena crisi, i cittadini sono alle prese con continui e insostenibile sacrifici, i giovani non hanno lavoro e prospettive future. La teoria sociologica delle aspettative sociali decrescenti sta dimostrando tutta la propria forza. ebbene, in un momento del genere pensare all'organizzazione delle Olimpiadi sembra davvero superfluo; si potrebbe anche fare in un Paese che gode di ottima salute e che cerca un rilancio internazionale. L'Italia invece sta cercando di salvarsi la pelle. Poi va tenuto anche conto del fatto che per il 2020 la candidata sarà Roma: Roma? Ma come bastano pochi centimetri di neve e la Capitale si paralizza? Invece è proprio così l'Italia potrebbe candidarsi ai Giochi come Roma 2020. Ma forse non è il caso. Ovvio, infine, che questo punto di vista sia ampiamente criticabile e pure con argomentazioni serie e progettuali: Roma Capitale sta entrando nel vivo, la città cambierà volto e dovrebbe essere pronta per qualunque tipo di manifestazione, sportiva e non; con l'organizzazione dei Giochi arriverebbero in Italia ingenti finanziamenti che potrebbero essere impiegati per migliorare le strutture sportive e le infrastrutture cittadine a costo zero per la casse Statali, anche se in questo caso si può rispondere citando Italia '90 ( a buon intenditore poche parole, recita un detto popolare); l'organizzazione delle Olimpiadi rappresenterebbe anche un'opportunità, da cogliere al volo per gli ottimisti, di rilancio turistico e occupazionale. Certo una cerimonia d'apertura con i cinque cerchi proiettati sui fori imperiali, sul Circo Massimo e sul Colosseo mette i brividi, di piacere, solo a immaginarla. Però resta la ciliegina senza la torta, perché senza delle solide basi dove la si poggia la guarnizione del dolce che fa tanto gola?

Mario