Per favore, non fatevi prendere dall'ansia. Più che l'attacco di un corsivo questa prima frase è una vera e propria richiesta. L'Italia è piegata in due, quasi in ginocchio, dopo che il blocco dei tir ha paralizzato ogni settore commerciale. Alla base di tutto ci sono i continui rincari al prezzo del carburante, che hanno indotto gli autotrasportatori a fermarsi e intasare le principali arterie di traffico. E così la benzina scarseggia, i supermercati sono quasi vuoti, i mercati all'ingrosso già lo sono e i venditori al dettaglio propongono prezzi da capogiro. A Roma un chilo di zucchine viene battuto, il termine è preso in prestito dal linguaggio delle aste ma ormai di questo si tratta, a cinque euro. La gente subisce ore di fila al distributore per riempire l'auto di carburante e poter continuare a raggiungere ogni giorno il proprio posto di lavoro, sempre per chi un lavoro ce l'abbia. Il pesce è tutto in mare; si perché anche le paranze, come ad Anzio per esempio, sono ferme in banchina a causa della protesta dei pescatori. Ma ripeto: non fatevi prendere dall'ansia. Per favore, non fatelo. Cerchiamo di mettere un po' d'ordine con pochi ma semplice punti chiave: chi ha messo in scena la protesta, camionisti e pescatori, non sono il male assoluto, visto che lo fanno perché in queste condizioni non riescono a lavorare; la causa di tutto è il prezzo della benzina e del diesel. Insomma del carburante. Il passaggio successivo è semplice e logico e continuando di questo passo presto potrebbe non esserci più da mangiare nei supermercati e benzina nei distributori. La gente comune, il popolo, non può fare altro che aspettare tempi migliori ma non è impotente davanti a tutto ciò. Una soluzione c'è: basta non correre dal benzinaio e non correre nei supermercati per comprare chili e chili di alimenti a prezzi spropositati. Le zucchine costano cinque euro al chilo? Non compratele. La benzina ha raggiunto prezzi da capogiro? Non riempite i serbatoi. Che per tantissima gente questo sia impossibile è comprensibile, ma chi può lo faccia. E chi non può ci provi lo stesso. D'altronde lo Stato non potrà certo lasciare morire di fame i cittadini. Un conto è affamarli con i continui aumenti di qualsiasi cosa sia a pagamento - dalle tasse ai generi alimentari - un altro è far morire letteralmente di fame le persone perché nei negozi non ci sono alimenti oppure costano troppo. Ma voi immaginate cosa potrebbe succedere sul litorale, o meglio ancora a Roma, qualora i supermercati restino davvero vuoti? Una vera e propria guerra civile, con gente che scende in strada in preda a crisi di panico e saccheggia tutto ciò che incontra lungo il percorso, compiuto rigorosamente a piedi. Beh, francamente è difficile che lo Stato permetta allo Stivale di imboccare una deriva simile. Quindi, per favore non fatevi prendere dall'ansia. Perché la soluzione più probabile è che tutto torni a posto nel giro di pochi giorni, con il solo risultato di aver esposto le famiglie italiane a un esborso di denaro senza precedenti e per di più in un periodo di crisi nera.
Mario