giovedì 26 gennaio 2012

Non fatevi prendere dall'ansia

Per favore, non fatevi prendere dall'ansia. Più che l'attacco di un corsivo questa prima frase è una vera e propria richiesta. L'Italia è piegata in due, quasi in ginocchio, dopo che il blocco dei tir ha paralizzato ogni settore commerciale. Alla base di tutto ci sono i continui rincari al prezzo del carburante, che hanno indotto gli autotrasportatori a fermarsi e intasare le principali arterie di traffico. E così la benzina scarseggia, i supermercati sono quasi vuoti, i mercati all'ingrosso già lo sono e i venditori al dettaglio propongono prezzi da capogiro. A Roma un chilo di zucchine viene battuto, il termine è preso in prestito dal linguaggio delle aste ma ormai di questo si tratta, a cinque euro. La gente subisce ore di fila al distributore per riempire l'auto di carburante e poter continuare a raggiungere ogni giorno il proprio posto di lavoro, sempre per chi un lavoro ce l'abbia. Il pesce è tutto in mare; si perché anche le paranze, come ad Anzio per esempio, sono ferme in banchina a causa della protesta dei pescatori. Ma ripeto: non fatevi prendere dall'ansia. Per favore, non fatelo. Cerchiamo di mettere un po' d'ordine con pochi ma semplice punti chiave: chi ha messo in scena la protesta, camionisti e pescatori, non sono il male assoluto, visto che lo fanno perché in queste condizioni non riescono a lavorare; la causa di tutto è il prezzo della benzina e del diesel. Insomma del carburante. Il passaggio successivo è semplice e logico e continuando di questo passo presto potrebbe non esserci più da mangiare nei supermercati e benzina nei distributori. La gente comune, il popolo, non può fare altro che aspettare tempi migliori ma non è impotente davanti a tutto ciò. Una soluzione c'è: basta non correre dal benzinaio e non correre nei supermercati per comprare chili e chili di alimenti a prezzi spropositati. Le zucchine costano cinque euro al chilo? Non compratele. La benzina ha raggiunto prezzi da capogiro? Non riempite i serbatoi. Che per tantissima gente questo sia impossibile è comprensibile, ma chi può lo faccia. E chi non può ci provi lo stesso. D'altronde lo Stato non potrà certo lasciare morire di fame i cittadini. Un conto è affamarli con i continui aumenti di qualsiasi cosa sia a pagamento - dalle tasse ai generi alimentari - un altro è far morire letteralmente di fame le persone perché nei negozi non ci sono alimenti oppure costano troppo. Ma voi immaginate cosa potrebbe succedere sul litorale, o meglio ancora a Roma, qualora i supermercati restino davvero vuoti? Una vera e propria guerra civile, con gente che scende in strada in preda a crisi di panico e saccheggia tutto ciò che incontra lungo il percorso, compiuto rigorosamente a piedi. Beh, francamente è difficile che lo Stato permetta allo Stivale di imboccare una deriva simile. Quindi, per favore non fatevi prendere dall'ansia. Perché la soluzione più probabile è che tutto torni a posto nel giro di pochi giorni, con il solo risultato di aver esposto le famiglie italiane a un esborso di denaro senza precedenti e per di più in un periodo di crisi nera.

Mario

venerdì 20 gennaio 2012

I 10 comandamenti di Reporter

E dieci. I dieci comandamenti di Reporter. Nessuna blasfemia, presa in giro di un credo da rispettare a priori, esattamente come tutti gli altri e come le posizioni atee, sia chiaro fin da subito. Bensì il decalogo al quale ormai ci atteniamo da anni per realizzare un nuovo numero di Reporter ogni 15 giorni, per aggiornare quotidianamente il sito reporternews.it e per dialogare con tutti i nostri lettori, più volte al giorno, attraverso Facebook, Twitter e questo stesso blog. Dieci regole che non scritte in nessun atto ufficiale del giornale, che non sono incorniciate in nessuna cornice a giorno affissa sui muri della redazione e delle quali non abbiamo mai parlato con nessuno. Dieci comandamenti che, però, sono ben fissi nella nostra mente e che ci impegniamo a trasmettere a tutti coloro che fanno parte dell’universo Reporter: dai nostri collaboratori storici fino a nuovi arrivi, passando anche per i grafici, gli agenti pubblicitari e arrivando fino a chi ogni 15 giorni consegna le copie cartacee del giornale in ogni singolo punto all’interno del quale potete trovare Reporter.



Ecco i 10 comandamenti di Reporter:

INFORMAZIONE: Il nostro compito e la nostra passione è informare i lettori su tutto quello che accade all’interno del Mare di Roma, ma anche sui risvolti che hanno notizie di carattere nazionale sulla vita dei cittadini di Fiumicino, del XIII Municipio di Roma, di Torvajanica, Pomezia, Ardea, Anzio e Nettuno. Se il Governo aumenta le tasse o impone dei tagli alla ricerca la notizia è certamente nazionale, ma altrettanto certamente ha dei risvolti sulle città di cui ci occupiamo e sulla vita dei residenti. Ebbene noi ve ne diamo conto. Come diamo conto di ogni cosa accade sul singolo territorio comunale.

VERIFICHE: Informare non vuol dire scrivere ogni fatto di cui si viene a conoscenza oppure ogni cosa passi per la testa di chiunque. Prima di aprire un file di Word e cominciare a muovere le dite su una tastiera, infatti, la notizia va verificata. Ogni giorno, ogni settimana, riceviamo diverse segnalazioni dai nostri lettori. E di questi ve ne siamo davvero grati, perché vuol dire che vi fidate di Reporter. Tutto quello che arriva in redazione, che viene raccontato ai giornalisti di Reporter oppure viene scoperto personalmente dal nostro staff, però, prima di essere pubblicato va verificato. E quest’operazione la portiamo a compimento proprio per i nostri lettori, affinché loro sappiano che quando un articolo esce sul nostro giornale è affidabile, verificato, completo e attendibile. E se qualche volta abbiamo provato a ricostruire ipotesi e possibilità avvenute laddove l’ingresso ai giornalisti non era consentito e le bocche dei partecipanti erano ben cucite, abbiamo adeguatamente segnalato che appunto di ipotesi e indiscrezioni si trattava.

CORRETTEZZA: Nel giornalismo ci sono dei codici deontologici ed etici che gli addetti ai lavori dovrebbero rispettare. Dovrebbero perché non sempre, anzi quasi mai, succede. Reporter invece si è sempre distinto, e continuerà a farlo statene certi, per la maniera in cui tratta le notizie. Piccolo esempio per essere ben chiari: se il Sindaco di una qualunque città del Mare di Roma ha un incidente stradale mentre sta cercando di raggiungere un motel di periferia per consumare un’ora di passione con la propria amante su Reporter non troverete dettagli morbosi sulla donna e sulla loro relazione, per il semplice fatto che lei non è un personaggio pubblico e quindi ha una sfera di privacy molto più allargata che va rispettata. Per questo e per altro siamo contro la Legge Bavaglio: nel mondo del giornalismo, chi fa informazione lo sa mentre i lettori non sono tenuti a esserne a conoscenza, le regole per tutelare tutti già esistono. Basta applicarle.

INDIPENDENZA: Reporter è un giornale indipendente che fa completo affidamento esclusivamente sulle proprie forze e sulla fiducia di tutti gli inserzionisti che hanno deciso di credere nel progetto. A loro va un ringraziamento particolare, mentre a tutto lo staff va un plauso per la tenacia con la quale ha deciso di non schierarsi mai con nessuno. Non si tratta certo di presunzione, perché i rapporti con chiunque sono sempre all’insegna della correttezza e a tutti viene data la stessa importanza. Si tratta semplicemente di una scelta che ci consente di trattare tutti allo stesso modo e di garantire un’informazione libera e affidabile ai nostri lettori.

LETTORI: Per Reporter sono tutto. Ogni singola riga di ogni singolo articolo è scritta a uso e consumo di chi sfoglia il giornale cartaceo e di chi ci segue online. Per fortuna crescono ogni giorno, come testimoniano le statistiche riportate sul nostro sito (in nome della massima trasparenza sono consultabili da chiunque e non solo dalla redazione), i contatti si social network, le segnalazioni che riceviamo ogni giorno e la velocità con cui vanno a ruba le copie cartacee del giornale. E Reporter si prende cura con la massima attenzione dei propri lettori: li ascolta, dà loro credito, scava a fondo per capire le storie raccontate. E ogni volta che scegliamo di pubblicare un articolo prima di tutto ci chiediamo se possa interessare ai nostri lettori. In altre parole scriviamo per voi e non per far trovare pace al nostro ego. Reporter è il vostro giornale. Inoltre, a testimonianza di tutto ciò, reporter è una delle poche testate ad avere istituito al proprio interno la figura del Garante dei Lettori. Figura al di sopra delle parti alla quale tutti i lettori possono rivolgersi nel caso in cui si ritenessero parte lesa dal nostro lavoro. Sarà poi il Garante a sottoporre noi giornalisti a una bella ramanzina e a chiederci di sistemare la questione a mezzo stampa.

CURA DEI DETTAGLI: Colore su ogni pagina, grafica accattivante ed estrema attenzione ai dettagli. il primo numero di Reporter ha portata una vera e propria rivoluzione all’interno del panorama editoriale di riferimento. L’attenzione di Reporter, però, non si esaurisce soltanto al suo vestito, perché anche i contenuti sono curati fin nei minimi dettagli. Il giornale va in stampa ogni quindici giorni ma chi lavora alla sua realizzazione è impegnato con continuità. Le pagine prima di essere spedite in tipografia vengono letteralmente vivisezionate per controllare se ogni colore sia della giusta gradazione, se ogni articolo finisca nel punto giusto e che su ogni pagina sia ripetuta una sola volta la stessa parola. E tutto ciò lo facciamo per offrire un giornale di alta qualità ai nostri lettori. Ma anche perché sul numero uno di Reporter abbiamo commesso un grossolano errore. I primi a restare delusi dalla nostra mancanza siamo stati proprio noi e dal quel giorno abbiamo implementato il sistema di revisione dei singoli dettagli.

UNIVERSALITA’: Reporter è un giornale universale e trasversale, nel senso che sulle pagine del giornale trovano spazio notizie dedicate a target differenti. Dai giovani agli anziani, ma non chiamateci Omnibus. Infatti non mettiamo qualsiasi notizia all’interno del nostro quindicinale, ma selezioniamo quelle più importanti e scegliamo quelle che pensiamo possano interessare maggiormente i nostri lettori. Reporter, comunque, ora è pronto a sdoppiarsi e triplicarsi con spazi dedicati esclusivamente ai giovani delle città del mare di Roma. Ma su quest’argomento non aggiungiamo. Continuate a seguirci e presto scoprirete di cosa sto scrivendo.

GLOCAL: L’informazione viaggia sempre di più all’interno di ogni città e raggiunge le singole strade, le singole case. I mezzi di comunicazione si moltiplicano e ognuno sceglie il proprio riferimento territoriale, dedicandosi a una, al massimo due, città. Dall’altra parte ci sono i grandi giornali che si occupano di una nazione intera. La diatriba è semplice: locale contro globale. Ma qual è l’approccio giusto? Chi sceglie la via migliore per rapportarsi con i propri lettori. Reporter ha scelto una via di mezzo, e non per non scontentare nessuno oppure per emulare le testate regionali e provinciali, che cercano di copiare il Corriere della Sera e La Repubblica, senza averne però né i mezzi economici né le capacità giornalistiche. Anche perché qui ci sarebbe da emulare soltanto un certo fallimento. E noi non siamo proprio interessati. Reporter ha scelto di essere un giornale glocal per un altro motivo: perché le notizie di carattere nazionale hanno valenza anche sul locale. Come ha insegnato Internet fin dalla sua nascita, quanto più un mezzo di comunicazione è globale tanto più consente l’espressione di vari localismi. Questo è Reporter: un mix ragionato e studiato tra locale e globale. Ed essere glocal significa anche dare ai nostri lettori conto di quanto una notizia di dimensioni nazionali abbia ripercussioni sulla loro vita quotidiana.

ESTETICA: Quella che Reporter ha portato con sé nel momento della sua nascita è stata una vera e propria rivoluzione grafica, all’insegna della bellezza estetica. Il colore è arrivato su tutte le pagine e il progetto grafico è stato realizzato all’insegna dell’innovazione. Mai prima di Reporter, almeno sul mercato e sul territorio di riferimento, c’era stato un giornale full color impaginato secondo lo stile dei famosi viewspaper delle altre nazioni. Le foto sono grandi e all’interno della pagina trovano una propria collocazione ampia, senza sbilanciare mai il giornale però. Perché oltre alle immagini sono importanti anche gli articoli. Inoltre Reporter si è sempre evoluto nel corso degli anni: la testata e il logo hanno vissuto piccoli ma significativi restyling, l’impaginato è cambiato, sempre in maniera coerente, alla ricerca di una maggiore qualità e i colori sono più brillanti che mai. Proprio ieri, inoltre, abbiamo ritirato dalla tipografia le prove della nuova stampa: carta più pesante e più bianca ed offset sono le parole d’ordine del restyling del vostro quindicinale. Dal numero del 30 gennaio vi accorgerete della notevole differenza rispetto al passato.

SOCIAL WEB: Reporter è nato insieme al web 2.0 e sfruttare tutte le potenzialità offerta da questa rivoluzione tecnologica è stato un piacere. Reporternews.it è il sito di riferimento del giornale, un vero e proprio quotidiano online. Ma ovviamente non ci siamo fermati a questo. Reporter, infatti, ha una sua pagina fan su Facebook, un proprio account su Twitter e uno sia su Flickr che su Youtube. Ovviamente oltre al blog che state leggendo. Si tratta di strumenti studiati per avvicinare sempre di più il giornale ai lettori e permettere una vera interazione in tempo reale. Su Facebook lanciamo i richiami degli articoli caricati sul sito internet e dialoghiamo costantemente con i lettori, cercando anche di interpretare i loro gusti attraverso gli strumenti messi a disposizione dal più famoso social network; su Twitter teniamo i contatti con tutti coloro che amano cinguettare e aggiorniamo i lettori sull’evoluzione del giornale; su Flickr e Youtube, invece, potete trovare fotografie e video che vengono realizzate in esclusiva dai giornalisti di Reporter oppure che non trovano spazio sulla versione cartacea del giornale. Sul blog Corsivi d’Autore, infine, abbiamo voluto creare un laboratorio di scrittura e uno spazio in cui dare la possibilità a ogni lettore di esprimere le proprie opinioni. E poi non dimenticate la sorpresa di cui vi ho accennato al nono comandamento, anche quella sarà all’insegna del 2.0.

Mario




Verso uno sciopero dei benzinai... ma chi ci rimette?

La notizia è nell'aria da giorni: i benzinai annunciano dai 7 ai 10 giorni di sciopero. Una forma di protesta piuttosto forte contro le liberalizzazioni decise dal Governo Monti. Ma cosa comporterà questo sciopero? Innanzitutto una precisazione: nulla è stato ancora ufficializzato nelle date. Il blocco dei distributori, sia su strade che su autostrade, partirà non appena si avrà conferma delle bozze circolate in queste ore. Come a dire: attenti a ciò che fate, perchè facciamo sul serio. Immaginate lo scenario, quasi da tempo di guerra. Senza carburante per 10 giorni tutto rischia di paralizzarsi: le forniture saranno a rischio, chi deve spostarsi per lavoro (senza possibilità di usare i mezzi pubblici) sarà costretto a rinunciare, gli scaffali dei supermercati si svuoteranno rapidamente, e partirà una corsa alle scorte senza precedenti recenti. Chi potrà permetterselo, per svariati motivi, correrà ai distributori per fare il pieno di benzina, acquistando anche qualche tanica per non correre rischi, ma in tempi di crisi si tratta di un lusso che pochi potranno permettersi. Facendo "i conti della serva" sarà impossibile spendere 100 euro di benzina, pagare le spese, e fare una scorta al supermercato, almeno per i beni di prima necessità. E allora? Chi ci rimetterà? Ognuno ha le sue ragioni, questo è ovvio, ma questa sorta di "ricatto morale" rischia di paralizzare un Paese intero. E proprio quando meno ce ne sarebbe bisogno. Voi come la pensate?


Cosimo

lunedì 16 gennaio 2012

"Il segno dell'untore"



CAPITOLO PRIMO

12 agosto 1576
Ora prima


1

La prima cosa che Niccolò Taverna sentì fu l’odore. Il lezzo greve dei corpi che bruciavano nei fopponi, le grandi fosse comuni scavate in città e nelle campagne, veri e propri varchi per l’inferno che ardevano senza sosta, ma che non sembravano mai sufficienti per accogliere i morti che riempivano le strade.
Niccolò si agitò nel suo giaciglio, cercando di tenere gli occhi chiusi per non svegliarsi, ma dopo l’odore furono i suoni ad aggredirlo, e la nausea gli strinse la bocca dello stomaco. Si portò le mani sugli orecchi: tutto inutile. Quelle grida, quei pianti, quelle urla isteriche ormai campeggiavano nella sua mente da giorni, e non sarebbe bastato quel gesto a cancellarli.
Trattenendo un gemito si mise seduto sul bordo del letto, poi aprì gli occhi e guardò dall’altra parte della stanza, dove Anita aveva trascorso gli ultimi giorni con lui, rantolando sul pavimento.
Era ancora tutto come prima, come quando i monatti erano venuti a portargli via sua moglie.
Niccolò sapeva che avrebbe dovuto sbarazzarsi degli stracci, delle coperte e della paglia intrisi di umori infetti che avevano fatto da giaciglio ad Anita. Avrebbe dovuto bruciare tutto, come imponevano le ordinanze del tribunale di Sanità e le gride del governatore stesso, che tentavano disperatamente di arginare con quelle misure il dilagare della peste, ma sapeva anche che se l’avesse fatto di Anita non gli sarebbe rimasto più niente. Niente oltre al ricordo del suo viso pallido, dissanguato dalla malattia, le pustole e i bubboni gonfi, il terrore negli occhi, velati della follia che si impadronisce della mente quando la morte arriva a soffiarti nelle nari.
Niccolò si passò le mani sul viso e provò a respirare a fondo, ma il suo corpo si rifiutava di inalare l’olezzo rancido di cui era impregnata la casa e che filtrava dalle imposte, insieme alla finissima cenere in sospensione che nelle ultime settimane aveva ammorbato l’aria di Milano. “Cenere di corpi bruciati...”
Il pensiero gli acuì la sensazione di malessere nello stomaco, e si sorprese di non essersi ancora abituato alla vista di tante persone gettate nelle fosse comuni, perché le fiamme purificassero la malattia che le aveva rese irriconoscibili.
Ma poi si costrinse a dilatare le narici e a raccogliere aria nei polmoni, e quel gesto fu determinante per costringerlo ad alzarsi e dirigersi all’armadio, dove prese i vestiti e si preparò in fretta per uscire.
Mentre indossava le calzebraghe e una camicia di cotone con polsi e colletto arricciati, ripensò ai casi che aveva ancora in sospeso. Avrebbe dovuto agire in fretta ma con tatto e discrezione, perché la gente non avrebbe capito le necessità del suo incarico di notaio criminale e non sarebbe stata propensa a seguire le disposizioni di legge e a sottoporsi agli interrogatori necessari alle sue indagini.
Niccolò sospirò e si allacciò in vita la cintura con i ganci per lo sfondagiaco d’ordinanza, la borsa con i denari e gli strumenti del suo mestiere. Ai piedi calzò morbidi mocassini di cuoio realizzati dagli artigiani di Porta Vercellina, dono di suo zio Matteo Taverna, cugino di terzo grado del grande Francesco, che era stato uno dei più illuminati governatori della capitale. Lui non avrebbe mai potuto permetterseli. Il suo stipendio di magistrato gli bastava appena per sopravvivere e per pagare l’esorbitante affitto mensile che il proprietario del palazzo chiedeva per la sua stanza, soprattutto dopo che Anita si era ammalata e lui si era lasciato abbindolare da guaritori senza scrupoli, che lucravano sulle sofferenze della gente.
Quando fu pronto lanciò un’ultima occhiata alle cose di Anita, ammassate in un mucchio disordinato, e si disse che non poteva più rimandare. Sebbene il lavoro lo reclamasse, doveva prima trovare sua moglie e scoprire se anche lei era diventata parte della nube di cenere che gravava su Milano. O se era ancora preda dei diavoli che le scavavano tane dolorose nel corpo e nell’anima.
Varcò deciso la porta della stanza e si lanciò lungo le scale, tremando all’idea di ciò che lo aspettava.
«Benedetto ragazzo, dove corri con tanta furia?»
Svoltando l’ultima rampa, Niccolò aveva quasi travolto una donna grassa che stava salendo lentamente i gradini, sbuffando e tenendosi aggrappata al corrimano.
«Zia Ofelia...» si scusò imbarazzato. «Sto andando da Anita. Ma lei...» scosse la testa, senza aggiungere altro.
«Vuoi che ti accompagni? Che ti prepari qualcosa per lei?»
«No, grazie, non ce n’è bisogno» rispose Niccolò cercando di allontanarsi.
Zia Ofelia lo fermò con una stretta poderosa. «Aspetta, portale una di queste» disse indicando la cesta che teneva al braccio. «Le ho preparate con le mie mani. Sono sicura che la povera Anita ne trarrà giovamento.»
Niccolò trattenne un’imprecazione. Sapeva che non c’era altro modo per liberarsi di zia Ofelia che accettare le sue offerte culinarie.
«Grazie» si arrese, infilando la mano nella cesta e pescando qualcosa di molle, che gocciolava.
«Stai attento» lo mise in guardia lei, «è una birraia fresca, lasciata ad ammorbidire per tutta la notte.»
Cercando di nascondere il disgusto, Niccolò osservò la forma di pane duro intrisa di birra acida che gocciolava sulle scale, minacciosamente vicino alle sue scarpe.
«Grazie» disse, imponendosi di sorridere. «Anita la apprezzerà di certo. Ma adesso devo proprio scappare.»
Niccolò si allontanò tenendo la birraia gocciolante a un braccio di distanza dai suoi preziosi mocassini, poi quando fu in strada, lontano dallo sguardo della zia, lanciò la matassa spugnosa in un canaletto di scolo.
Anita aveva sempre odiato la birraia, e non era certo quello il momento per convincerla ad assaggiare le prelibatezze di zia Ofelia.

Franco Forte

mercoledì 11 gennaio 2012

Le pinete dimenticate

Nella pineta delle Acque Rosse si è consumato un crimine atroce: tre cittadini rumeni hanno violentato una donna di 33, originaria della Polonia. Ma la pineta lidense non è certo l'Infermo. Purtroppo però non è neanche il Paradiso, anche se con un briciolo di buona volontà da parte delle istituzioni potrebbe diventarlo. Il polmone verde del Mare di Roma potrebbe essere famoso per la varietà di specie animali, che hanno trovato lì il loro habitat perfetto, e per essere uno dei pochi lembi di Macchia Mediterranea ancora rimasti. Eppure ormai si è trasformata in un accampamento di persone che non hanno una casa, che riescono a guadagnare qualche soldo attraverso lo sfruttamento quotidiano dei caporali e che non hanno un posto migliore dove vivere. Certo sono stranieri. Certo tra loro ci sono anche criminali. Ma il problema non è questo: il problema è che la pineta delle Acque Rosse di Ostia entra nell'agenda politica di chi se ne dovrebbe occupare solo per un giorno, quello immediatamente successivo a qualche fatto di cronaca. e poi puff, svanisce di nuovo nel nulla, avvolta dalle tenebre più oscure. Per di più non è neanche sola in questo triste destino. Insieme a questo polmone verde del XIII Municipio, infatti, c'è anche la più famosa pineta di Castelfusano. Qui trovano spazio centinaia di accampamenti abusivi dove vivono un migliaio di stranieri ed extracomunitari senza permesso di soggiorno. E addirittura possibile realizzare una mappa: alle Acque Rosse ci sono slavi e albanesi, in via Mar Rosso i muratori arrivati dalla Romania, a Castelfusano le prostitute nigeriane, i transessuali brasiliani e i manovali polacchi. Gente che ogni giorno prende il bus per tornare nel proprio accampamento dopo l'ennesima giornata di sfruttamento. Le linee sono la 05 e quella del treno di Castelfusano, loro scendono alle rispettive fermate, scavalcano la staccionata e spariscono nelle loro baracche di lamiera, cartone e legno. A questo punto urge una soluzione perché i problemi sono tanti: sicurezza, degrado e criminalità. Reporter continuerà a seguire la vicenda da vicino, e vogliamo farlo insieme a voi: inviateci idee e proposte per risolvere la soluzione e restituire la giusta dignità agli spazi verdi e alle persone. Oltre che sicurezza a tutti i residenti.


Mario

sabato 7 gennaio 2012

Morire prima ancora di imparare a camminare..e senza un perché..

Roma città violenta. Lo abbiamo pensato tutti negli ultimi mesi, ma quanto accaduto due giorni fa al proprietario cinese di un bar a Tor Pignattara, ha fatto rabbrividire anche i più duri: un'esecuzione in piena regola, proprio davanti alla sua attività commerciale. E quel che è peggio, una tragedia nella tragedia. Zhou al momento dell'agguato teneva in braccio Joy, la figlioletta di appena 9 mesi, con un risultato macabro. Un solo colpo di pistola. Figlia centrata in fronte e papà ucciso con la stessa pallottola. Il proiettile infatti, dopo aver trafitto la testa della bambina ha centrato in pieno il cuore del papà. Una coincidenza macabra, che però ha riportato ancora una volta d'attualità il tema sicurezza nella città eterna e nelle zone limitrofe. E lo ha fatto nel peggiore dei modi, con la morte di una creatura di soli 9 mesi, che si era appena affacciata alla vita. Ora il quartiere di Tor Pignattara alza le barricate, dichiarandosi non razzista, giovani e anziani raccontano che l'integrazione in quella zona di Roma non è un'utopia, ma un concetto ben chiaro a chiunque frequenti quelle strade. «Erano delle brave persone», spiegano i residenti riguardo ai cinesi che lavoravano nel bar dov'è avvenuto l'agguato. Eppure, ancora una volta, le strade di Roma si sono tinte di rosso sangue. E c'è un giallo nel giallo: il borsello contenente 16mila euro ritrovato dagli investigatori appena 24 ore dopo l'avvenuta esecuzione. Un particolare che fa perdere d'interesse la pista della rapina andata male. Perché i killer avrebbero abbandonato la borsa? Perché, dopo aver ucciso una bambina di 9 mesi e suo padre, si sarebbero sbarazzati del bottino? Anche a rischio di lasciare impronte digitali ben identificabili sulla borsa? Misteri che aleggiano nell'aria, e che non fanno altro che alimentare quel clima di paura nel quale ormai i romani, e tutti coloro che nella capitale studiano e lavorano, sono costretti a vivere. E con loro delle povere creature, come la piccola Joy, che prima ancora di imparare a camminare o a parlare, sono costrette ad imparare una lezione molto più dura e macabra: la vita è una continua guerra. E le strade sono piene di squilibrati. Basta un secondo, e tutto finisce. E' a loro che va data una risposta, va garantito un futuro. Il migliore possibile.

Cosimo

Il litorale è un porto di mare

Il litorale è sempre più un porto di mare. E non nel senso, positivo, che i Comuni del Mare di Roma hanno portato a compimento la costruzione dei loro approdi turistici, come quello di Anzio e Fiumicino. Ma nel senso che ormai ognuno si sente libero di arrivare sul litorale sud di Roma e realizzare tranquillamente i suoi loschi traffici. Violenza, omicidi, furti e spaccio di droga. L'escalation di criminalità non conosce soste e chi scrive non vorrebbe proprio essere nei panni dei rappresentanti delle forze dell'ordine che operano in questo territorio. Carabinieri, Polizia, Finanza e Guardia Costiera sono quotidianamente impegnate per garantire la sicurezza di residenti e turisti, questi ultimi continuando così presto saranno solo un lontano ricordo anche d'estate, e per sconfiggere il crimine. Ma anche loro hanno seri problemi, come la carenza di personale e di mezzi. Le due operazioni messe a segno oggi da Polizia e Carabinieri di Anzio, comunque, non fanno altro che confermare la tesi che segue: il Mare di Roma è in balia dei criminali. E passi pure per il tassista arrestato dalla Polizia neroniana per aver rubato una macchina uguale alla sua per ricavarne i pezzi di ricambio, questo può anche essere catalogato come un episodio sporadico. Ma il blitz dei Carabinieri mette davvero paura: i militari hanno arrestato due nigeriani che giravano tranquillamente per le vie del centro storico di Nettuno, portando a spasso in bicicletta un chilo di marijuana. Una volta in bici ci andavano le famiglie. E per strada si vedevano padri impegnati a spiegare ai figli come tenersi in equilibrio senza rotelle. Mettendo da parte la nostalgia per certi momenti, condivisibile o meno a seconda dei punti di vista, non si può comunque negare che la droga abbia invaso il litorale. La porta d'accesso diretta per il litorale è l'aeroporto Leonardo da Vinci di Fiumicino, scelto dalle grandi organizzazioni criminali come luogo prediletto per far entrare la droga da immettere sul mercato romano e costiero, ma neanche le città più a sud vengono risparmiate. Inoltre il tratto di territorio compreso tra Fiumicino e Nettuno è stretto nella morsa della criminalità che controlla Roma e di quella che dal sud Italia è ormai arrivata a Latina. E guarda con interesse il Mare di Roma. E poi ci sono i criminali indipendenti, quelli che una volta sarebbero stati definiti "cani sciolti" e che oggi cercano di portare a termine loschi traffici senza legarsi a nessuna organizzazione. Insomma il caleidoscopio criminale è sempre più variegato e c'entra anche la crisi economica. Già, perché scippare un'anziana donna della sua catenina d'oro e rivenderla in gioielleria non è per nulla complicato. Per dirla tutta paga anche bene, peccato sia illegale. Così come non è difficile coltivare marijuana nel giardino di casa e poi rivenderla per strada. E che l'aumento dei crimini, più o meno piccoli e grandi, cresca in relazione alle difficoltà che la gente incontra per arrivare a fine mese è dimostrato dai dati e dalla quotidianità degli ultimi tempi. Magari il tassista di Aprilia arrestato dalla Polizia di Anzio non aveva i soldi per cambiare i pezzi della sua vettura e rimanendo a piedi sarebbe morto di fame insieme alla sua famiglia. Certo questo non è il luogo deputato a processare nessuno, ma è un'ipotesi comunque verosimile. Nel frattempo il Mare di Roma, purtroppo, è sempre più pericoloso e in pericolo. In pericolo perché sul litorale ci sono anche tantissime persone per bene, che ogni giorno compiono sacrifici enormi per vivere dignitosamente insieme alla propria famiglia e per portare avanti la propria attività imprenditoriale. Queste, insieme a studenti e pensionati, sono le persone che meritano più sicurezza.

Mario

venerdì 6 gennaio 2012

Lo sapevi che la Befana...

Dolci, caramelle e nei casi peggiori, quelli in cui i bambini sono stati cattivi, anche carbone. Nelle case del Mare di Roma, però, non ci sono bambini cattivi. Di questo ne siamo sicuri. E allora la Befana avrà viaggiato a bordo della sua scopa esclusivamente con un carico di dolciumi. La dolce vecchina arriva in ogni appartamento nella notte tra il 5 e il 6 gennaio, consuma il pasto che gli abitanti hanno lasciato per attirarsi la sua simpatia - solitamente un piattino con pesce e frutta, accompagnati da un bicchiere di vino rosso, riempe le calze lasciate appesa al camino e vola via. Il suo compito è come quello di Babbo Natale e raggiungere la casa di tutti i bambini in una sola notte non è assolutamente semplice. La Befana, però, porta anche un velo di tristezza nel suo sacco, perché il 6 gennaio è l'ultimo giorno di festa. Dopo riaprono le scuole e la vita di ognuno, anche dei grandi, torna alla classica routine quotidiana. Non tutti, però, sanno che il termine Befana, inteso come fantoccio esposto durante la notte dell'Epifania, è stato usato per la prima volta nel XIV secolo. L'origine della figura che vola a bordo della scopa, invece, è da ricercare nelle tradizioni agrarie pagane e fanno riferimento all'anno appena passato, ormai pronto per rinascere come uno nuovo in tutta la sua forza. La dolce vecchina è la regina dell'interregno che intercorre tra la fine dell'anno solare e l'inizio di quello lunare. Gli antichi romani, invece, legavano la figura della Befana alle 12 notti successive al solstizio invernale, quando si celebrava la morte e la rinascita della natura attraverso la figura pagana di Madre Natura. In quel lasso di tempo la credenza voleva che figure femminili volassero sui campi appena seminati per propiziare i raccolti futuri. La Chiesa, successivamente, ha condannato queste tradizioni, definendole frutto di influenze sataniche. E nel Medioevo la Befana ha assunto i connotati che ancora porta in giro, insieme alla sua scopo, oggi: un aspetto benevolo ma chiaramente simile a quello di una strega. La Befana, poi, si richiama anche ad alcune figure della mitologia germanica, come Holda e Berchta, ennesime personificazioni della natura invernale. Secondo la visione cristiana, infine, la Befana è l'anziana signora che ha indicato ai Re Magi la via per arrivare a Betlemme e portare i loro doni a Gesù Bambino. In quell'occasione i Re Magi avrebbero anche insistito per portare con loro l'anziana, ma la donna non sarebbe uscita di casa. In un secondo momento, però, avrebbe cambiato idee e, dopo aver preparato un cesto di dolci, sarebbe uscita di casa per cercarli, purtroppo invano. A quel punto, per non sprecare quanto preparato, l'anziana si sarebbe fermata in ogni casa lungo il suo cammino regalando dolciumi a ogni bambino, nella speranza che uno di loro fosse Gesù.

Mario

giovedì 5 gennaio 2012

Perché chi ha i soldi non vuole mai pagare?

Perché chi ha i soldi non vuole mai pagare? E a rimetterci sono sempre i cittadini che usufruiscono dei servizi. L'attacco del post sarà anche da campionario di frasi fatte, ma serve per fotografare esattamente cosa sta accadendo all'interno dell'aeroporto Leonardo da Vinci di Fiumicino. Qui le compagnie aeree non vogliono pagare il Net 6000, il servizio di smaltimento delle valigie che ha permesso allo scalo del Mare di Roma di raggiungere i massimi livelli europei, e Adr, società che gestisce lo stesso servizio, è sull'orlo di una crisi di nervi perché vuole, giustamente in questo caso, proteggere il proprio investimento. Nel mezzo c'è l'Enac che è intervenuta prima di Natale per evitare il peggio, con una delibera che ha obbligato la società Aeroporti di Roma ha tenere accesso il Net 6000 e ha invitato le compagnie insolventi, tra le quali spicca il nome di Alitalia, a pagare quanto dovuto. Ora, però, nel mirino dell'Ente Nazionale per l'Aviazione Civile sono finiti proprio i vettori, che non ha recepito l'invito a pagare le fatture. E se le buone non sono servite dal 10 gennaio si passerà alle cattive: il personale dell'Enac verificherà di volta in volta, e cioè su ogni singolo aereo in partenza, il pagamento delle fatture per il servizio relativo alle valigie. Se è tutto in ordine la torre di controllo autorizzerà il decollo, in caso contrario l'aereo resterà a terra. E a rimetterci saranno come sempre i cittadini, le persone comuni, i turisti e coloro che devono spostarsi da una parte all'altra del mondo per lavorare. Immaginate di arrivare in aeroporto per decollare verso la vacanza dei vostri sogni, quella per cui avete messo da parte i soldi per un lasso di tempo indefinito, e di non poter partire perché la compagnia aeree non ha pagato ad Adr quanto dovuto per l'utilizzo del Net 6000, mentre voi il vostro biglietto lo avete saldato per intero e in un'unica soluzione, magari pagando anche una tassa in più perché la vostra valigia pesa troppo. Beh, in quel caso siete autorizzati a riprendere  il bagaglio dalla stiva dell'aereo e a lanciarla contro chi vi sta impedendo di partire.

Mario  

mercoledì 4 gennaio 2012

La sicurezza? Questione di scelte. E la Casta sta a guardare...

Di chi è la responsabilità? Lo stupro avvenuto la notte scorsa all'interno della pineta delle Acque Rosse, ad Ostia, ha gettato nel panico la comunità del Lido. Il XIII Municipio non è più sicuro: l'escalation di violenze, microcriminalità, rapine e furti, creano allarme sociale. Ma la colpa di chi è? Facile, come avviene spesso, affibbiare responsabilità a cittadini stranieri non integrati nel tessuto sociale del territorio. Troppo semplice dare addosso alle forze dell'ordine, sotto organico e con carenze nei mezzi. E la politica dov'è? Dove sono finite oggi le promesse di maggior sicurezza da parte del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, e del presidente del XIII Municipio, Giacomo Vizzani? La sicurezza deve essere al primo posto. La vivibilità di una città si vede anche dalla tranquillità con la quale i residenti possono girare per le strade del proprio quartiere. Eppure ancora oggi le gang sembrano essere al potere. Inutile dare addosso agli stranieri, chiudere gli occhi e pensare che tutte le responsabilità di quanto sta accadendo sul territorio siano le loro. Per uno violento, ubriacone e scansafatiche, ce ne sono tre che si sono integrati e si danno da fare per costruire un futuro. Inutile dare la colpa alle forze dell'ordine, a uomini che rinunciano alla famiglia pur di mantenere sicure le strade in cui viviamo. E allora? Cosa rimane? La politica. Sempre la politica. Se solo la Casta smettesse per un attimo di pensare ai propri privilegi, ai vitalizi, ai rimborsi e si tuffasse nel paese reale, forse qualcosa potrebbe cambiare. Ma stavolta il cambiamento deve partire dall'alto, non dal basso. E voi? Come la pensate?

Cosimo