Se qualcuno prende un calcio mentre si trova sull’orlo
del baratro, di solito cade giù e finisce male. La sorte del povero calciato,
all’apparenza scontata, non toccherà al calcio italiano, inteso come sport per
eccdellenza dello Stivale. Il calcio, appunto, è sull’orlo del baratro dopo
quanto accaduto in Milan-Juventus. Lasciando da parte la fede clacistica, e atteso
qualche giorno di tempo per permettere a tutti di avere la giusta lucidità per
leggere questo corsivo, va ribadito che il rettangolo verde è in serio
pericolo. E in ballo non c’è assolutamente nulal di sportivo o antisportivo,
bensì la vita dello sport più amato al mondo e in Italia. Ecco il motivo: i
tifosi più accaniti, chi frequenta lo stadio di casa ogni 15 giorni, chi vede
le partite in televisione e anche chiede semplicemente al miglior amico il
risultato della propria squadra del cuore, amano il gioco e non le polemiche. Eppure
queste ormai sono all’ordine del giorno e la colpa è di tutti. Degli arbitri
che rovinano lo spettacolo e si ostinano a voler continuare su questa strada; dei
dirigenti che invece di rassenerare gli animi gettano benzina sul fuoco, ma qui
ci sono fior di quattrini ballo e il discorso sarebbe più ampio; dei calciatori
che si sentono intoccabili; di chi condanna la sincerità e promuove l’ipocrisia.
Solo i tifosi non hanno responsabilità, quelli criminali a parte. Gli appassionati
vogliono semplicemente poter cavalcare l’onda della loro passione. Infine, ma
non ultimo in ordine di importanza, il calcio in Italia ha sempre avuto un
importante funzione sociale, quella di valvola di sfogo per le frustazioni
della vita quotidiana. E lo Stato ha quasi sempre lasciato fare al motto di
«voi fate quello che volete negli stadi e noi facciamo quel che vogliamo con il
vostro futuro». Ora, visto che la situazione della società italiana è sull’orlo
del baratro, ci vuole un calcio, uno sport più in generale, sano e in grado di
allontanare lo spettro di una vera rivoluzione. Non osiamo neppure immaginare
cosa potrebbe succedere cotinuando di questo passo. E il tifo e la fede
calcistica non c’entrano nulla.
Mario