Manca sempre qualcosa per trasformare la realtà di un paese, in una città degna di questo nome. Ne è la dimostrazione il concerto tenuto
ieri sera a Nettuno da Anastacia. Un evento che poteva essere ricordato per
decenni, e che invece non ha ottenuto quel riscontro che tutti credevano. Una
star internazionale come la popstar americana, abituata a folle oceaniche nei
suoi concerti, si è trovata di fronte a poco meno di 1500 persone. Perché? Colpa
di una mancata informazione a livello nazionale? Di un pubblico poco avvezzo a
questo genere di eventi? Della concomitanza con il concerto all’Olimpico di Tiziano
Ferro? Speriamo di no, perché una big della canzone internazionale come
Anastacia non può e non deve temere la concorrenza di un buon cantautore come
Tiziano Ferro. Entrambi avrebbero potuto far registrare il tutto esaurito. Così
non è stato. E nonostante Anastacia abbia deliziato con una voce da brividi gli
spettatori dello Steno Borghese, un evento di questa caratura passerà
inosservato. Trascinando dietro di sé qualche strascico polemico. E’ giusto
pagare decine di migliaia di euro una cantante per un’ora e mezza di
spettacolo? Possibile pagare così tanto dei biglietti salvo poi tentare di far
entrare il maggior numero di persone con sconti subito dopo l’inizio dello
show? E ci si ritrova in un vortice di chiacchiere e pettegolezzi con soluzioni
sempre pronte a portata di mano. Ma la quadratura del cerchio così non arriva
mai. Nettuno non investe nel turismo con spettacoli di rilievo? Sbagliato.
Nettuno spende per portare in città artisti del calibro di Anastacia?
Sbagliato. Salvo poi trovarsi a discutere in un bar e ricominciare tutto
daccapo. Non uscendo mai dall’ottica di paese. La sintesi credo sia giusto
affidarla ad un vecchio adagio popolare che recitava così: “tra chi la vo’
cotta e chi la vo’ cruda….”
Cosimo